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Massimo Ranieri, un uomo dai mille talenti: da ragazzo fece il parcheggiatore

L'artista, oggi settantenne, non è nato famoso: da giovane cambiò moltissime mansioni

Oggi si celebra il compleanno numero 70 di un giovanotto noto ai più come Massimo Ranieri. Il suo nome all’anagrafe in realtà è Giovanni Calone, ma fin dalla fine degli anni ’60 il pubblico italiano è abituato a conoscerlo con il suo nome d’arte. Senza girarci troppo attorno, parliamo senz’altro di uno dei talenti più puri che abbiano mai calcato un palco italiano. Quando diciamo palco non ci riferiamo peraltro solamente a quello dove Massimo Ranieri è solito tenere un concerto, ma anzi dove, almeno fino a prima della pandemia, rendeva pubblica la sua immensa virtù artistica.

Perché Massimo Ranieri non è solamente una delle voci più belle del panorama musicale italiano, capace di regalarci pezzi epocali come Rose rosse e Perdere l’amore, ma anche tantissimo altro. La sua carriera, numericamente parlando, è probabilmente senza alcun eguale. Si contano infatti circa 14 milioni di dischi venduti, 34 partecipazioni a film al cinema, 27 in televisione. E ancora 40 spettacoli teatrali e 18 show televisivi. Ma Massimo Ranieri non è sempre stato un’icona italiana: da ragazzo ha infatti ricoperto tantissime mansioni.

Un’infanzia variegata

Negli anni in effetti Massimo Ranieri ha raccontato quella che è stata la sua infanzia, vissuta nella Napoli che si accingeva ad entrare nei celebri anni ’60 del novecento, quelli della ripartenza e dell’inizio della globalizzazione. Quando era giovane Massimo ha cambiato un quantitativo impressionante di lavori, tra cui alcuni sono rimasti celebri. Anzitutto il parcheggiatore, ma anche qualcosa che aveva a che fare con la sua voce già riconoscibile.

In effetti nel curriculum di Massimo Ranieri c’è anche qualche esperienza da strillone, ossia venditore ambulante di giornali che regalava anticipazioni, appunto, urlando. Tra le tante esperienze lavorative anche quelle da cantante amatoriale nei ristoranti più alla moda della città partenopea. Proprio in una realtà simile venne notato da Giovanni Polito, suo indiscusso “padre artistico”.

 

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