Fabrizio Corona inviato a Non è L’Arena, la rivelazione di Massimo Giletti

Dopo l’aggressione subita da Fabrizio Corona a Rogoredo, Massimo Giletti ha vuotato il sacco. Il giornalista e conduttore del programma di La 7 “Non è L’Arena” starebbe pensando ad un “ruolo fisso” per l’ex paparazzo nella sua trasmissione. L’intento è quello di raccontare delle situazioni al limite, e chi meglio di Corona per realizzare questi servizi?

Così ha rivelato Giletti, raggiunto da Fanpage: “Si sa che Fabrizio sta seguendo un percorso per disintossicarsi, quindi chi meglio di lui conosce quei meandri?. Io penso che ci sarà uno sviluppo, l’intenzione è quella di avere lui che racconta in queste condizioni un po’ al limite“.

Fabrizio Corona aggredito: il racconto di Massimo Giletti

E’ stato assalito da un gruppo di ragazzi di colore, abbiamo tutte le immagini perché si è salvata una microcamera, per cui c’è del materiale che mostreremo domenica”. 

Corona aggredito a Rogoredo: lo portano via in barella 

Fabrizio Corona aggredito e ferito a Milano. Per la precisione, l’ex paparazzo si trovava nel pericolossimo bosco della droga di Rogoredo, luogo governato dall’anarchia e dallo spaccio. Corona si trovava lì per un servizio giornalistico, in compagnia di una troupe che di solito fornisce materiale per Non è l’Arena di Massimo Giletti. Il racconto di Corona è concitato e a tratti spaventoso: un nutrito gruppo di spacciatori stranieri lo ha circondato per poi prenderlo a calci e pugni. Non a caso la foto che immortala l’incidente è delle 22.47 e lo ritrae sdraiato in una barella, sanguinante, con una fasciatura in testa e alcuni paramedici che si occupano di lui. Gli occhi sono chiusi e il viso molto sofferente, segno che probabilmente stavolta la sua disavventura sia stata reale e non ‘scenica’ (ma si sà, con Corona mai dire mai).

Fabrizio Corona aggredito: il messaggio sui social

“Stasera mi sono recato al Bosco di Rogoredo, patria nazionale dello spaccio italiano, dove anche la polizia si rifiuta di entrare. Mentre le uniche inchieste realizzate sono state fatte di giorno da giornalisti accompagnati da polizia di scorta a circondare la zona, Io mi sono recato lì solo con un operatore e un fonico per raccontare il parallelismo della mia tossicodipendenza e quella che colpisce l’Italia e la povera gente che vede uno stato inerme e una polizia disinteressata. Tutto questo solo per raccontare in maniera oggettiva, come ho sempre fatto, la realtà. Ora, in questo momento ringrazio Dio per aver protetto mio figlio Carlos Maria”, ha scritto su Instagram.

Prima dell’aggressione

Lo scetticismo sui reali piani dell’ex re dei paparazzi è smentito (in parte) da alcune stories postate sempre su Instagram nelle ore precedenti. In esse Corona intervistava alcuni tossicodipendenti e spiegava il motivo del suo servizio. Intenti che sembrerebbero molto nobili, tra l’altro.”Il vero mondo della tossicodipendenza è quello che non è mai stato raccontato dove ragazzini di 13,14 anni rovinano la propria vita. Io sto provando a non ricadere negli errori che ho fatto, è un impegno”, ha detto. Sui social è arrivato anche un assaggio della video intervista fatta ad uno spacciatore e l’immagine del viaggio in auto portato avanti al buio, nel cuore della notte. Insomma, un lavoro complesso. A quel punto arriva l’aggressione, che ha turbato non poco Corona. “Potevano ammazzarmi”, ha detto subito dopo. A ben vedere la foto condivisa, in effetti, sembra proprio che abbia ragione. D’altronde la zona di Rogoredo è davvero pericolossima e il suo “desiderio di informazione”, come prevedibile, si è rivelato un azzardo.

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