Il piano di risanamento di Fenice, che si trovava sull’orlo del fallimento, prevede anche transazioni legali con i committenti dell’influencer Chiara Ferragni, i quali hanno scelto di allontanarsi temendo un possibile contagio reputazionale. Dopo il cosiddetto “pandoro-gate” del dicembre 2023, solo due marchi hanno mantenuto i contratti con la Ferragni, mentre tutti gli altri hanno interrotto le collaborazioni, preferendo affrontare cause legali per il risarcimento danni piuttosto che subire la caduta reputazionale della principale influencer italiana. I marchi che hanno continuato a collaborare sono stati l’azienda di gioielli Morellato e il marchio di calzature Mofra, quest’ultimo di proprietà di Pasquale Morgese, azionista dissidente di Fenice, il quale ha votato contro il piano di risanamento proposto dalla Ferragni.
La crisi finanziaria di Fenice e il rischio di fallimento
La situazione economica di Fenice è diventata critica, portando la società a un passo dal dover presentare i libri in tribunale. La responsabilità di affrontare questa crisi è stata assunta da Claudio Calabi, manager con una lunga carriera alle spalle, che è diventato amministratore unico di Fenice nell’autunno del 2024. Durante l’assemblea del 17 marzo 2025, Calabi ha presentato i risultati finanziari del gruppo al 30 novembre 2024, rivelando perdite superiori ai 10 milioni di euro a seguito del caso Balocco. Per garantire la continuità aziendale, Calabi ha proposto un aumento di capitale di 50 mila euro, con un sovrapprezzo di 6,3 milioni di euro, dopo aver esaurito il capitale sociale e le riserve di bilancio per coprire parzialmente il deficit causato dallo scandalo. Questo piano, che ha visto una drastica riduzione del fatturato da 12,5 milioni di euro nel 2022 a 1,314 milioni di euro nei primi undici mesi del 2024, è stato approvato solo dalla Sisterhood della Ferragni e dal primo azionista Alchimia, mentre Morgese ha bocciato la proposta.
Le azioni legali di Calabi contro i committenti
Claudio Calabi ha dichiarato che la significativa perdita finanziaria di Fenice non è attribuibile a una crisi commerciale del 2023, ma è direttamente connessa alla sanzione amministrativa di 400.000 euro inflitta dall’AGCM per presunte pratiche commerciali scorrette legate alla campagna di vendita dei pandori in collaborazione con Balocco Spa. Calabi ha evidenziato che questa sanzione ha portato a una reazione immediata da parte di uno dei principali licenziatari del marchio, innescando un effetto domino che ha spinto quasi tutti gli altri licenziatari a sospendere o risolvere i contratti. Nonostante non siano stati resi noti i nomi delle aziende coinvolte, si sa che tra i licenziatari c’erano Safilo, Cartiere Pigna, L’Oréal e Swinger. Resta in sospeso anche il destino di un profumo che Angelini Beauty avrebbe dovuto lanciare a fine 2023.
La transizione verso l’e-commerce e i rapporti con Deutsche Bank
Con la chiusura delle catene commerciali fisiche gestite da Fenice Retail, Chiara Ferragni ha spostato la sua attività di vendita esclusivamente online, riducendo drasticamente le spese e il personale. Sono stati registrati accantonamenti per il TFR ridotti di 162.330 euro e il contratto di affitto per la sede milanese in via Turati è stato disdetto il 7 gennaio 2024. Tuttavia, i rapporti con il proprietario dell’immobile sono proseguiti, in quanto Fenice aveva costituito un pegno con Deutsche Bank per un finanziamento di 448.486 euro. Inoltre, con Deutsche Bank sono stati investiti 705 mila euro in fondi comuni di investimento, sottolineando la complessità della situazione finanziaria dell’azienda.