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Covid, paura negli Usa: a New York c’è una nuova variante del virus

Il presidente Biden corre ai ripari ed estende l'emergenza nazionale

Gli Stati Uniti hanno paura. Hanno ormai raggiunto e superato la soglia delle 500mila vittime per Coronavirus dall’inizio della pandemia. Una cifra mostruosa. Superiore ai caduti in battaglia che il Paese ha avuto nella Prima Guerra Mondiale, nella Seconda Guerra Mondiale e nella Guerra in Vietnam sommati insieme.

New York in ginocchio

Come se non bastasse ora è scattata la massima allerta per una nuova variante del Sars-CoV-2 che si sta diffondendo molto rapidamente. Soprattutto a New York. La metropoli dell’East Coast è in forte difficoltà. La mutazione potrebbe indebolire l’efficacia dei vaccini. Lo riporta il New York Times citando due studi, uno del Caltech, il Californian Insitute of Technology, l’altro della newyorkese Columbia University.

Basterà il vaccino attuale?

La nuova variante si chiama B.1.526 e contiene una mutazione che potrebbe aiutare il virus a schivare il sistema immunitario. Il presidente americano Joe Biden ha reagito estendendo l’emergenza nazionale. “Il Covid 19 continua a causare significativi rischi alla salute pubblica e alla sicurezza del Paese. Per questo l’emergenza nazionale dichiarata il 13 marzo 2020, e iniziata l’1 marzo del 2020, deve continuare a restare in effetto dopo l’1 marzo 2021”, si legge in una nota ufficiale.

California, più di 50mila morti

In un contesto che appare ancora altamente drammatico, gli Stati Uniti devono registrare un altro record negativo, questa volta della California. Lo Stato ha superato la soglia dei 50.000 morti, divenendo il primo, fra i 50 Stati federati più il distretto di Washington, a toccare questo triste traguardo. La soglia arriva mentre una variante del virus rintracciata in California durante l’inverno si sta diffondendo rapidamente. E adesso rappresenta il 50% delle infezioni in 44 contee.

Il problema del “Long Covid”

Da questa parte dell’oceano Atlantico, in Europa, l’attenzione si concentra intanto sul “lungo Covid”, ovvero gli effetti a lungo termine del Coronavirus che colpiscono misteriosamente un numero significativo di pazienti, tanto da diventare una delle nuove priorità delle autorità sanitarie. Lo ha detto il direttore dell’Oms Europa, Hans Kluge, in una conferenza stampa. Kluge ha usato il termine inglese long Covid per descrivere un fenomeno diffuso. E cioè che dopo 12 settimane dal coronavirus una persona su 10 contagiata non è ancora in buone condizioni di salute.

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