Curiosità

Regina Elisabetta, le 8 parole tabù che ha vietato alla sua Famiglia

Oltre alle regole su come vestirsi e comportarsi, si dice anche che la regina Elisabetta abbia proibito almeno otto parole dal vocabolario della Famiglia Reale. Secondo le indiscrezioni, infatti, la Sovrana non ama questi termini e i membri della sua famiglia non devono mai pronunciarle. Ma di quali parole si tratta? E, soprattutto, per quale motivo le ha proibite?

Regina Elisabetta: le 8 parole proibite per la sua Famiglia

Secondo le indiscrezioni che circolano, la regina Elisabetta ama le regole e il protocollo ed esige che tutti i membri della Famiglia Reale le seguano. Le regole più famose sono quelle che riguardano la tavola. Stando alle voci di corridoio, ad esempio, non vengono mai serviti i frutti di mare nelle cene ufficiali, per evitare che uno degli ospiti abbia una reazione allergica. Anche l’aglio è vietato, cosicché nessuna abbia un cattivo alito, soprattutto la Regina.

Ma alcune regole “strane” riguardano il modo di parlare e ci sono addirittura delle parole che la Sovrana non amerebbe particolarmente, perché troppo “banali e comuni”. Se si è membri della monarchia inglese, dunque, bisogna distinguersi anche nel modo di parlare, come ha rilevato l’esperta di questioni reali presente nell’ultima puntata de La Vita in Diretta. Ma di quali parole si tratta? Una di queste è “divano”, che va pronunciato “sofa”, più elegante e raffinato. Ma ce ne sono anche altre.

Da “cortile” a “divano”: le parole tabù

Anche il “cortile” viene chiamato “terrazza” secondo la preferenza della Regina Elisabetta, secondo cui il primo termine è troppo “comune” per indicare lo spazio del Palazzo Reale. Alla Sovrana non piace troppo nemmeno la parole “profumo” e sia che tutta la sua famiglia usa un termine inglese più sofisticato per indicarlo, ovvero “scent”.

I nomi e le parole proibite, però, non riguardano solo oggetti di uso quotidiano o sale della casa, ma anche i rapporti di parentela. I membri della Famiglia Reale, ad esempio, non usano un diminutivo come “daddy” per rivolgersi al padre.

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