Coronavirus, la Serie A scalda i motori: si riparte!

Il calcio dei milioni riparte anche in Italia. Dopo la Bundesliga in Germania ora è la volta della Serie A. Non subito, però. L’appuntamento con il fischio d’inizio e le esultanze per i gol è fissato per il 20 giugno.

Farà da prologo la Coppa Italia già il 13, 14 e 17 giugno, per una finale che cadrà 50 anni dopo il mitico match Italia-Germania 4-3, al Mondiale del Messico 1970. E segnerà a modo suo un’altra data storica. dopo oltre tre mesi di digiuno causa coronavirus si torna a giocare.

Il governo, incassato il parere favorevole del comitato tecnico scientifico, ha dato il via libera. L’annuncio lo ha dato formalmente il ministro dello sport, Vincenzo Spadafora. Il calo della curva dei contagi del virus era condizione indispensabile per decretare il disco verde anche alla ripresa delle gare.

Dopo che già gli allenamenti sono ripartiti. A spianare la strada l’ok del Cts (il Comitato tecnico scientifico che affianca il governo) al protocollo messo a punto dalla Figc. Per il quale, tuttavia, resta “l’obbligo della quarantena di un soggetto positivo e quella conseguentemente precauzionale di tutto il resto del gruppo-squadra”.

“Al momento – ha detto il ministro Spadafora – la quarantena non si può allentare”, dando spazio alle speranze del calcio che tra due settimane con dati ancora più confortanti qualcosa possa succedere. Intanto il Bologna tira un sospiro di sollievo. Il sospetto positivo è risultato negativo ai due successivi tamponi, non serve il ritiro in quarantena per tutta la squadra.

Il 20 riparte anche la Serie B. Un riavvio che deve fare i conti con il nuovo modo di vivere dettato dal Covid-19, in cui il distanziamento sociale resta nevralgico. Per questo Spadafora è tornato a perorare la causa delle partite in tv con più ampio accesso. “Il mio auspicio – ha detto – è che ci sia un segnale da parte di Sky che possa andare incontro alla volontà di tutti gli italiani di vivere questa ripresa con passione e anche evitando assembramenti in luoghi pubblici per andare a vedere le partite”.