Omicidio Mollicone: fissata l’udienza preliminare, 5 persone a processo

Fissata l’udienza preliminare per le 5 persone indagate per l’omicidio di Serena Mollicone, la giovane di Arce uccisa nel 2001 nella caserma dei carabinieri di Frosinone. Il corpo della ragazza, che all’epoca aveva 18 anni, fu ritrovato nei boschi in provincia di Frosinone. L’udienza preliminare si terrà a novembre.

Accusati di concorso in omicidio Vincenzo Quatrale (ex vice comandante), Franco Mottola (all’epoca comandante della stazione di Arce), insieme alla moglie e al figlio. Accusato, invece, di favoreggiamento Francesco Suprano.

Un delitto, cinque colpevoli

Il prossimo 13 novembre si terrà l’udienza preliminare per i cinque indagati per l’omicidio di Serena Mollicone. La scelta della data da parte del gip arriva dopo la richiesta di rinvio a giudizio pronunciata dagli inquirenti lo scorso 30 luglio. Secondo i pm della procura di Cassino, il maresciallo Franco Mottola, all’epoca comandante della stazione dei carabinieri di Arce, la moglie Anna Maira, il figlio Marco e  l’ex vice comandante Quatrale dovranno rispondere dell’accusa di concorso in omicidio. L’appuntato Francesco Suprano è accusato invece di favoreggiamento.

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Il padre della ragazza: “Diciotto anni e finalmente uno spiraglio”

“Non posso che ringraziare ulteriormente la magistratura cassinate, il procuratore capo d’Emmanuele, i sostituti Siravo e Mattei, il presidente del tribunale Capurso ed il gip Scalera per la rapidità con cui hanno trattato questa parte finale delle indagini. Diciotto anni di attesa vana e finalmente uno spiraglio. Quest’anno festeggerò il compleanno di Serena senza lacrime e senza quel senso di impotenza che per troppo tempo ha attanagliato il mio cuore”, ha dichiarato il padre della studentessa uccisa, che in 18 anni non si è mai arreso, e oggi come allora, continua a chiedere giustizia per sua figlia.

Accadde tutto in quella caserma

Uccisa nel 2001 a 18 anni. Il corpo di Serena Mollicone viene ritrovato nei boschi vicino Arce, Frosinone. Aveva le mani e i piedi legati, un sacchetto di plastica stretto al collo. Secondo le ricostruzioni, rese possibili dalle nuove tecniche, Serena si trovava all’interno della caserma dei carabinieri di Arce poco prima della morte. Poi, una discussione con Marco Mottola, presumibilmente accusato dalla ragazza di gestire un traffico di droga. Serena avrebbe sbattuto la testa con violenza contro una porta e così Mottola, con l’aiuto dei genitori e credendola morta, avrebbe portato il corpo nel bosco. Si sarebbe poi accorto che la ragazza in realtà era ancora viva e così le avrebbero infilato un sacchetto di plastica in testa per soffocarla. Nel 2008 si toglie la vita Santino Tuzi, brigadiere dei carabinieri. Un gesto estremo, forse dovuto al terribile senso di colpa che da anni lo accompagnava, per aver coperto i suoi superiori in quella tragica circostanza.

Secondo i risultati dell’ultima perizia sul corpo di Serena, sarebbero spariti alcuni organi prelevati nel corso della prima autopsia. Alcuni reperti, infatti, non ci sarebbero più e nello specifico parte dell’ano e gran parte degli organi genitali.

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