Roma criminale: tra vittime e carnefici ecco i 10 misteri dimenticati

Omicidi efferati, delitti dimenticati, misteri irrisolti, carnefici senza volto. Gialli che hanno riempito le prime pagine dei quotidiani suscitando orrore e scalpore e poi, sono misteriosamente spariti nel nulla.

Dall’omicidio del manager di Stato e quello dell’insegnante d’inglese, passando per il doppio giallo al ritrovamento delle ossa alla Magliana, dallo 007 scomodo all’attore controfigura di Bud Spencer, dalla scomparsa di una studentessa di Lettere al delitto di un esperto in guerre elettroniche.

Gennaio 1992, l’attore “Francescone”

Era il 27 gennaio 1992 quando un killer con il volto coperto si presenta sotto casa di “Francescone” (l’attore de I nuovi mostri) e, dopo averlo fatto voltare, esplode due colpi di pistola: uno alla gamba e l’altro, fatale, alla schiena. Muore a 51 anni, Francesco Anniballi, attore, comparsa e stuntman che aveva partecipato a una quarantina di film tra gli anni Settanta e Ottanta (anche come controfigura di Bud Spencer).

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A regalargli la celebrità fu il primo episodio de “I nuovi mostri” (1977). Il delitto, avvenuto a Centocelle, non si risolve. I primi giorni si parla di racket delle comparse, dal momento che l’ucciso aveva un ruolo nella selezione degli attori, in quanto lavorava anche come segretario di produzione della Clemi, la casa cinematografica di Gianni Di Clemente.

Gennaio 1993, il manager di Stato:

Il corpo di Sergio Castellari, supermanager di Stato, direttore generale delle Partecipazioni Statali, viene trovato su una collina a nord di Roma, nel comune di Sacrofano, il 25 gennaio 1993.

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Un giallo di Stato catalogato come “suicidio” e concluso ufficialmente con l’archiviazione. Sette gli indizi che lasciano ipotizzare uno scenario diverso: dal cane della pistola trovato alzato alla presenza di una bottiglia di whisky in piedi, dopo 5 giorni, nonostante la pioggia

Settembre 1993, il giallo delle ossa:

Prima un piede, poi una mandibola, e ancora tibie, femori, una parte di bacino. Il giallo della scomparsa di Giuseppina Morelli, detta Pina, tossicodipendente di 27 anni, comincia nel più macabro dei modi: il 16 settembre 1993 e nei giorni successivi, in un prato all’incrocio tra via Collatina e viale Palmiro Togliatti, vengono trovati numerosi reperti ossei appartenuti, come lasciava intendere anche la carta d’identità rinvenuta in una borsa, alla sventurata giovane.

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Pina, per pagarsi le dosi, era arrivata a prostituirsi. Un dolore immenso per i genitori, Angelo Morelli e sua moglie Angela Dantini, lui camionista e lei addetta alla polizia, e per la sorella minore, Miriam. Vano fu anche il tentativo di salvarla di un professore universitario, Alberto Capalbi, docente di elettrochimica alla Sapienza, che negli ultimi tre anni aveva preso a cuore le sorti della ragazza, dopo averle dato un passaggio. Le indagini non portarono a chiarire l’accaduto. In quanto in zona furono trovati anche i vestiti della giovane intatti, non strappati.

Febbraio 1995, la parrucchiera:

Lo strano caso di Giusi la parrucchiera e del killer spietato. Laddove la polizia incrimina, la legge assolve. Si può riassumere così il giallo di Prati, delitto mai risolto avvenuto in via Cola di Rienzo l’11 febbraio 1995. Giusi Nicoloso, 70 anni, vedova, ancora molto attiva nei due saloni da coiffeur di sua proprietà, fu soffocata in casa con una busta di plastica infilata in bocca da un killer che era entrata nell’appartamento, perché conosciuto o con una scusa.

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Di certo, vittima e a assassino parlarono di soldi. La Nicoloso era solita prestare danaro ad amici e conoscenti per pura generosità, senza chiedere interessi. Sul tavolo furono trovati assegni e ricevute bancari. Attraverso un’impronta individuata su un foglio, dieci anni dopo, la Squadra Cold Case della Questura riuscì a identificare il presunto killer: si trattava di un siciliano all’epoca ventenne, forse prezzolato. L’uomo venne indagato per omicidio volontario ma la Procura di Roma, valutato di non avere prove sufficienti per sostenere un processo in Corte d’assise, chiese e ottenne l’archiviazione. L’inchiesta giudiziaria fu riaperta nel 2010 e tre anni dopo venne iscritto nel registro degli indagati (per omicidio volontario) il convivente di Claudia. Sviluppi giudiziari che però non hanno avuto esito: l’uomo, da tempo trasferitosi a Firenze, al termine del supplemento di indagini è stato prosciolto e nel 2016 il caso è stato archiviato.

Luglio 1995, il detective

Era il 16 luglio 1995 quando Mario Ferraro, tenente colonnello del Sismi il cui nome compare in tanti misteri d’Italia, fu trovato impiccato dalla sua compagna al porta-asciugamani del bagno, nel loro attico al quartiere Torrino, non distante dall’Eur.

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Dinamica sospetta: l’appendi-salviette era imbullonato alle mattonelle a un’altezza di 1 metro e 20 dal pavimento ed era rimasto intatto, nonostante lo 007 pesasse quasi 90 chili.

Ottobre 2003, l’insegnante d’inglese

Trastevere, ore 6.40 del 13 ottobre 2003: in via della Lungara, a poche decine di metri dall’ingresso del carcere di Regina Coeli, alcuni passanti notano tra due auto il corpo di una donna, in posizione supina, con addosso una tuta bianca e le mani giunte sul petto. Il cadavere non presenta segni o traumi evidenti.

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È un giallo affollato di domande e mai risolto quello di Claudia Agostini, professoressa d’inglese di 41 anni prossima al matrimonio. All’inizio gli investigatori, anche sulla base di esami medico-legali molto approssimativi, accreditarono l’ipotesi di un investimento, con l’abbandono della donna sul bordo della carreggiata da parte di un presunto pirata della strada.

Ottobre 2003, 5 cadaveri un solo scheletro

Ottobre 2003: alla Magliana scompare dopo essere uscito per la solita passeggiata un pensionato di 77 anni, Libero Ricci, artigiano decoratore in pensione che aveva lavorato anche per conto del Vaticano. Luglio 2007: nella stessa zona, dopo un incendio vicino alla pista ciclabile, emerge uno scheletro. Vicino ci sono le chiavi di casa e la carta d’identità di Ricci. Si pensa che sia lui, che si sia finalmente trovato il corpo.

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E invece no: qualche anno dopo, con grande sorpresa, i genetisti dell’Istituto di Medicina Legale, fatta l’estrazione del dna e completate le comparazioni, scoprono che quelle ossa non erano dell’anziano scomparso. Non solo: in realtà non si trattava di uno scheletro, ma di una macabra composizione. Teschio, femore, rotule, bacino erano appartenuti a ben 5 persone differenti, tre femmine e due maschi. Un duplice giallo da film, sul quale l’inchiesta è stata chiusa con un nulla di fatto nel 2012, ma che potrebbe riaprirsi da un momento all’altro, se almeno una delle ossa analizzate dovesse trovare il proprietario.

Luglio 1994, la studentessa scomparsa:

La mattina del 23 luglio 1994 una studentessa di Lettere di 21 anni, Alessia Rosati, saluta i genitori e il fratello uscendo da casa a Montesacro e promette: «Torno a pranzo, così partiamo assieme per andare a casa di nonno in Umbria». Non tornerà mai più. I familiari la aspettano da 25 anni. Un mistero legato forse ai contatti di Alessia nell’ambiente dell’estremismo romano: la giovane frequentava il centro sociale «Hai visto Quinto?» e la sede di Autonomia operaia in via dei Volsci, a San Lorenzo.

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Il padre, Antonio Rosati, oggi dichiara: «Sono convinto che qualcuno sa ma ha timore di parlare. Lo imploriamo di farsi avanti» Il supertestimone del caso Orlandi, Marco Accetti (indagato e poi prosciolto dall’accusa di sequestro di persona e omicidio), nel 2015 collegò la scomparsa di Alessia a quella di Emanuela, avvenuta undici anni prima, nel 1983.

Marzo 2001, accoltellata sotto il ponte:

Era arrivata a Roma a 16 anni, scappando dalla casa di famiglia, a Graz, in Austria, dove abitava con il padre. Un sogno da adolescente quasi impossibile, ma lei ci aveva provato lo stesso: riuscire a rintracciare sua mamma, che non aveva mai conosciuto perché l’aveva abbandonata, per trasferirsi in Italia, quand’era ancora in fasce. La vita di strada, però, a Margarete Wilfling è fatale: dopo una breve relazione con un uomo ricco, la giovane austriaca entrò in un giro di amicizie sbagliate.

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Iniziò a dormire sulla riva del Tevere, a drogarsi e a prostituirsi, per comprarsi l’eroina, fino al tragico esito: il 17 marzo 2001, a 36 anni, Margarete fu accoltellata a morte sotto ponte Matteotti. Il cadavere venne trovato in pieno giorno sotto un mucchio di coperte. Le indagini portano all’arresto di un senzatetto cinquantenne di origini pugliesi, tal Giovanni Leone: l’uomo, che faceva il parcheggiatore abusivo e dormiva in macchina in zona Verano, da qualche anno aveva una relazione con la vittima. Ma il processo in Corte d’assise si concluse nel 2003 con l’assoluzione. E così il giallo della bella e sventurata austriaca è rimasto irrisolto.

Ottobre 2004, il doppio giallo:

Due vittime, due carnefici, stessa sorte: Vera Heinzl, 20 anni, baysitter tedesca, nell’agosto 2004 fu trovata morta nel Tevere, dopo essere sparita in una notte di bisboccia, in giro per locali; Sandra Honicke, 33 anni, guida turistica anche lei tedesca, nell’ottobre 2007 fu trovata morta nel cortile dell’hotel Ergife, volata dall’altezza di 6-7 metri.

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Entrambe avevano trascorso le ultime ore con giovani che le stavano corteggiando, respinti per le avances pesanti: un marocchino conosciuto a piazza di Spagna nel caso di Vera, il facchino tunisino dell’albergo per Sandra. I due giovani furono indagati per morte come conseguenza di altro delitto (cessioni di droga il primo, violenza sessuale il secondo): il marocchino fu sottoposto a processo, dove cadde l’accusa più grave. Il tunisino venne prosciolto al termine dell’istruttoria. Le circostanze precise della morte di Vera e Sandra non sono mai state chiarite.

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