“Emanuela è viva e sta bene”, la rivelazione shock sul caso Orlandi

È il 22 giugno 1983 quando Emanuela Orlandi scompare misteriosamente, a pochi passi dalla basilica di Sant’Apollinare, a Roma. Tra depistaggi e strane coincidenze, il caso è ancora avvolto nel mistero.

Dalle false piste alle ricostruzioni basate su sabbie mobili. In trentasei anni, nel caso Orlandi c’è passato di tutto: l’attentato al Papa Giovanni Paolo del 1981 e l’attentatore Ali Agca, i Lupi grigi turchi, i servizi segreti dell’est, la banda della Magliana e il Banco ambrosiano di Roberto Calvi l’appeso, cardinali tra cui l’allora assessore agli Affari generali della segreteria di Stato vaticana Re e Paul Marcinkus, presidente dello Ior, la banca vaticana.

La scomparsa:

Emanuela Orlandi è scomparsa il 22 giugno 1983, a pochi passi dalla basilica di Sant’Apollinare a Roma. Quel giorno Emanuela, 15 anni, studentessa figlia di un messo pontificio di Papa Giovanni Paolo II, prese lezioni di musica, come al solito, e mandò avanti le amiche per prendere il bus. Le avrebbe raggiunte dopo. Da quel giorno nessuno ha più avuto sue notizie, ma il suo caso, a differenza di tanti altri casi di adolescenti scomparse, è rimasto per anni sulle pagine dei giornali e in decine di programmi TV.

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Esiste davvero una connessione tra la scomparsa della cittadina vaticana e quella di Mirella Gregori, figlia di un barista, scesa in strada per parlare con un “amico” meno di due mesi prima e mai più ricomparsa? Questo e tanti altri i quesiti senza risposta che ruotano sulla strana scomparsa dell’allora 15enne.

Depistaggi e coincidenze:

Dopo complotti e mezze verità, la rivelazione schock dell’uomo che sparò Papa potrebbe finalmente far luce sul caso della misteriosa scomparsa di Emanuela Orlandi, oggi 51enne.

Il delitto sessuale:

Margherita Gerunda, ex pubblico ministero, la donna che per prima seguì l’inchiesta sul caso Orlandi, orientò le indagini sul ‘sequestro a scopo di libidine‘. Secondo Gerunda, la ragazza fu vittima di un delitto a sfondo sessuale. Secondo l’ex magistrato, infatti, sarebbe stata violentata e uccisa quello stesso giorno, o morta poco dopo per le sevizie subite. Gerunda fu sollevata dal caso poco dopo quando si rifiutò di seguire la pista del rapimento politico legata alle telefonate anonime in Vaticano.

I Lupi grigi turchi:

Abbandonata fin da subito la pista del delitto sessuale, gli inquirenti cominciarono a indagare sulle tracce dell’‘americano‘, il nome con cui fu indicato l’autore di alcune telefonate anonime giunte alla segreteria vaticana e a casa Orlandi. L’Americano, così detto per il singolare accento anglofono, aveva chiamato il 5 luglio, diversi giorni dopo la scomparsa di Emanuela, proponendo di scambiare la vita della ragazza con la libertà di Mehmed Ali Agca. Agca era il terrorista turco dei ‘Lupi grigi’ che due mesi prima aveva sparato a papa Wojtyla, in piazza San Pietro. Non ci sono notizie di questa trattativa, in ogni caso Agca resta dov’è, ed Emanuela continua a essere una tra le tante ragazze scomparse. Non esistono prove che confermino che l’Americano fosse effettivamente un intermediario.

Photo credits: Facebook

L’ipotesi del doppio sequestro:

L’Americano prende contatti anche con i familiari di un’altra ragazza scomparsa, Mirella Gregori, coetanea di Emanuela, sparita da Roma il 7 maggio del 1983, 40 giorni prima di Emanuela. In quell’occasione, l’Americano telefonò direttamente al negozio dei Gregori, a Roma, ma questa volta non fece richieste. Si limitò a leggere le etichette dei vestiti che Mirella indossava nel giorno della scomparsa. Da allora non si rifece mai più vivo. Anche se i due casi furono collegati dalla figura dell”americano’.

La banda della Magliana:

Se c’è una costante nel caso Orlandi, sono le telefonate. Dopo quelle dell”americano’, centinaia di mitomani, impostori, depistatori vari hanno contattato la polizia e le redazioni dei giornali. La telefonata arrivò nello studio di ‘Chi l’ha visto?‘, alludendo al coinvolgimento di Renatino De Pedis, il boss della banda ella Magliana, nel caso Orlandi. Un coinvolgimento che non era diretto, ma finale, per così dire, perché De Pedis si sarebbe limitato alla risoluzione di un problema che riguardava un alto prelato vaticano, che per ricompensare De Pedis gli avrebbe concesso un sepolcro in Sant’Apollinare, proprio dove Emanuela andava a suonare il flauto. Nella tomba c’erano effettivamente i resti di De Pedis, ma il suo coinvolgimento, nonostante la testimonianza della sua ex amante, Sabina Minardi, non fu mai dimostrato.

L’orgia in Vaticano:

Ed è proprio dall’ipotesi del coinvolgimento di De Pedis che entra in gioco la un’altra pista. Emanuela, come già ipotizzato dal pm Gerunda, sarebbe morta per o durante una violenza sessuale, ma non da un predatore qualsiasi: da un prete. L’orgia di pedofili in Vaticano è una (spaventosa) ricostruzione suggerita da Padre Gabriele Amorth, il prete esorcista. Secondo Armoyh, che cita delle fonti, Emanuela sarebbe stata attirata in un festino hard e lì sarebbe morta. A organizzare questo genere di ‘feste’, sarebbe stato l’ex rettore della Basilica di Sant’Apollinare, dove Emanuele andava a prendere lezioni di musica.

I resti in Nunziatura:

Accanto alle piste vere o verosimili, ci sono anche le suggestioni come nel caso delle famose ossa ritrovate nella sede della Nunziatura Apostolica vaticana, a Roma. Resti che avevano centinaia di anni sono stati, fin da subito, ritenuti compatibili con quelli di Emanuela Orlandi. Ipotesi poi smentita dall’equipe di esperti che dimostrò infatti come quei resti non avessero nulla a che vedere con Emanuela.

Il cimitero teutonico:

A distanza di un anno, nel 2019, le ossa di Emanuela sono tornate sulle pagine di cronaca. Complice una lettera, che annunciava che avrebbero ritrovato i resti di Emanuela sotto la ‘tomba dell’angelo’ al cimitero teutonico vaticano. Le tombe sono state scoperchiate e si sono rivelate vuote.

La lettera del terrorista:

E quando tutto sembrava ormai a un punto morto, ecco spuntare una nuova pista. Poche settimane dopo, esce dal nulla una lettera di Alì Agca, l’uomo che avrebbe dovuto essere liberato in cambio della vita di Emanuela. “È viva e sta bene, il Vaticano non c’entra, la CIA, sì. È stata rapita per motivi legati al ‘terzo segreto di Fatima”.

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