Omicidio Marco Vannini, è mistero su pistole e intercettazioni: “Ho parato il c..o anche a te”

Ieri sera, mercoledì 10 luglio, è andata in onda su Rai Tre una nuova puntata di Chi l’ha visto. Durante la trasmissione sono stati diffusi nuovi documenti sulla tragica morte di Marco Vannini. È stato poi ripulito l’audio delle telefonate di Antonio Ciontoli al 118, dove si sente la voce di Marco supplicare: “ti prego, portami a casa”.

Nuovi dettagli dall’audio ripulito

La nuova documentazione emersa sul caso Vannini, va a costituire un altro doloroso tassello di un omicidio che tutt’oggi risulta inaccettabile. “Ti prego portami a casa”, sarebbero queste le parole pronunciate da Marco poco prima di morire nella villa dei Ciontoli, a Ladispoli. Parole rivolte proprio ad Antonio Ciontoli, il padre della sua fidanzata Martina, e registrate durante una telefonata con il 118. 

Dalla pulizia ambientale dell’audio, queste parole sono emerse forti e chiare proprio ieri durante la puntata di Chi l’ha visto, insieme a molti altri dubbi circa l’effettiva posizione delle armi da fuoco in casa Ciontoli. 

Ora 00.23 Marco Vannini continuava ad urlare

Mezzanotte e ventitré minuti del 15 maggio 2015: dal fondo ambientale della telefonata ripulita, Marco Vannini continua ad urlare, ormai colpito dall’arma da fuoco. Un colpo che, ad oggi, è costato ad Antonio Ciontoli una condanna a 5 anni in appello per omicidio colposo, ma che non risolve tutte le inquietanti zone d’ombra del caso. 

Gli spostamenti delle armi da fuoco in casa Ciontoli

Chi l’ha visto ha cercato di ricostruire, nella puntata andata in onda ieri sera, la dinamica di spostamento delle armi da fuoco all’interno di casa Ciontoli. La detenzione delle armi e l’uso che ne è stato fatto quella tragica notte, sono senz’altro gli aspetti più oscuri di questo omicidio. 

Per la ricostruzione degli eventi, la trasmissione è partita proprio dalle intercettazioni di Viola, fidanzata di Federico Ciontoli. La telefonata risale ai giorni successivi alla morte di Marco: si tratta di una conversazione lunga 33 minuti, tra Viola e una sua amica.

È Viola a sostenere che, il 15 maggio 2015, le pistole fossero rimaste tutto il giorno poggiate sul divano dei Ciontoli. Non nel bagno, dove Antonio Ciontoli ha sempre sostenuto che fossero. D’altra parte anche la frase sfuggita a Federico Ciontoli durante un interrogatorio dell’ottobre 2015, confermerebbe questa tesi:

“Prendo queste armi perché mio padre mi dice di allontanarle. Quando sono sceso giù il mio intento era quello di metterle in sicurezza. Non so se è stata ritrovata la polvere da sparo sul divano, però io le ho portate lì”. Le ha toccate qualcuno per errore, facendo entrare un colpo in canna che poi ha segnato il drammatico destino di quello sparo?

Viola e Federico Ciontoli: “Ho parato il c..o anche a te”

Ancora più complessa e oscura, dunque, è la questione dello spostamento delle armi, a sparo ormai avvenuto. Di fatto le pistole sono poi state ritrovato sotto il letto di Federico Ciontoli, che però ha negato di averle messe lì. Anche qui è un’intercettazione risalente all’interrogatorio del 18 maggio 2015, a mischiare di nuovo le carte.

Dall’intercettazione sembrerebbe proprio che sia stato il figlio Federico a dirottare sia la versione del padre che quella della fidanzata Viola. Non a caso, poco dopo sarà Viola a rassicurare il ragazzo raccontandogli la versione data: “così ti ho parato un po’ il culo anche a te”.

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