Strage di Erba: il mistero dell’avvocato difensore rimane irrisolto

Olindo e Rosa Romano potrebbero non essere i colpevoli della strage di Erba? L’ipotesi ha preso forma a seguito dell’intervento di Azouz Marzouk, uno dei protagonisti chiave della Strage che adesso svela: “Ora so chi li ha ucciso ed è una persona che conosco”. Marzouk avrebbe poi sottolineato il fatto che la coppia non dovrebbero nemmeno trovarsi in carcere. 

Sempre secondo lui, i veri colpevoli sarebbero entrati al processo come testimoni e che soltanto rileggendo le carte si potrebbe arrivare alla verità: “È una mia idea e ne ho discusso con il mio avvocato”. 

L’assenza sospetta dell’avvocato durante gli interrogatori

Perché Olindo Romano e Rosa Bazzi ridevano in maniera sguaiata durante il processo della Strage di Erba? La domanda se la saranno chiesta in tanti. Rosa Bazzi, accusata insieme al marito Olindo della terribile carneficina a Erba, ha spiegato che i motivi di quelle risate erano semplicemente un modo per stemperare la tensione durante il processo. 

A insospettire molto l’opinione pubblica, invece, è stato un dettaglio ancora più curioso. Il primo avvocato di Olindo Romano e Rosa Bazzi è stato definito assente durante i primi interrogatori del caso, e soprattutto impreparato sui fatti. È stata proprio Rosa a parlare di questa assenza durante una video-intervista rilasciata a Le Iene. Un’assenza, quella dell’avvocato difensore, che sembrerebbe esser pesata ai due coniugi soprattutto quando sono state mostrate le foto del massacro.

“Non mi ricordo, se fosse successo mi sarei opposto”, ha risposto l’avvocato. Eppure la domanda rimane irrisolta: dov’era il difensore durante gli interrogatori? Perché non era presente? 

La vicenda

Tre settimane fa Olindo e Rosa – dice Fabio Schembri, avvocato dei due coniugi – hanno depositato una denuncia, agli uffici matricola delle carceri di Opera e Bollate. Ci auguriamo che l’autorità giudiziaria comasca faccia chiarezza e accerti le responsabilità”. La denuncia in questione riguarda la distruzione di alcuni reperti della scena del crimine, avvenuta lo scorso luglio su disposizione dell’ufficio corpi di reato.

Sulla vicenda ora sono intervenuti gli ispettori del Ministero della Giustizia guidato da Alfonso Bonafede. Proprio in quei reperti, secondo i legali della coppia di ergastolani, ci sarebbe la verità sul massacro della famiglia Castagna e di due vicini. Gli atti potrebbero essere stati trasmessi dalla Procura di Como, a cui è stata affidata la denuncia, a quella di Brescia, a cui spetterebbe di indagare sui magistrati di Como.

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