Pupo confessa: “ho saputo vivere a 22 anni da miliardario, poi ho fatto debiti”

Si sa che Pupo non ha mai avuto timore nel dire ciò che pensa e anche nell’intervista rilasciata a Rolling Stone non si è smentito.

Pupo: «ho saputo vivere a 22 anni da miliardario, poi ho finito i soldi, ho fatto debiti»

«Non ho mai ceduto a compromessi importanti, tranne in un periodo in cui andai a fare la marchetta in alcuni programmi perché avevo bisogno di soldi. Una parentesi piccola, feci Drive in insieme a Ricci, delle cagate pazzesche. Però ho un’arroganza e una presunzione che, nel mio caso, diventano un problema, ma mi salvano: non sono corruttibile dalle proposte economiche. Ho saputo vivere a 22 anni da miliardario, poi ho finito i soldi, ho fatto debiti. E la vita mi ha dato l’opportunità di tornare meglio e più in alto di prima». Queste parole smentiscono un po’ l’idea che tutto e tutti abbiano un prezzo e dimostrano anche come il cantante non neghi errori e debolezze, ma sia riuscito a risalite.

E aggiunge rispetto ai direttori di rete: «hanno questo metodo – ne parlavo anche con il mio grandissimo amico Fabrizio Frizzi, che soffriva di questa cosa – di cercare di creare nell’artista quasi una frustrazione perché, in qualche modo, l’artista andava lì ad adularli e pregarli».

Pupo: Fabrizio Frizzi lo hanno messo in castigo a Rai3

Alla domanda dell’intervistato se anche lui soffrisse rispetto a questo approccio, Pupo ha riparlato senza peli sulla lingua del compianto Fabrizio Frizzi: «ho una serie di attività lavorative dove mi chiamano in continuazione e mi fanno stare bene in tutti i sensi, con me non si può fare questo giochino. Con uno come Frizzi lo si poteva fare perché, se non lavorava e lo mettevano in castigo a Rai 3 – come lo hanno messo – andava nei pazzi perché non aveva altro da fare. Non c’è rispetto per il talent, un dialogo costruttivo con il talent da parte della dirigenza che è lì per motivazioni politiche. Giustamente uno, quando c’ha un potere, fa quello che cacchio vuole, ma se permetti con me il giochino non funziona. Non ho lavorato perché nessuno mi ha cercato e, quando mi hanno cercato, ho detto no a cose che non volevo fare».

Pupo si è espresso anche rispetto a “Sanremo”

Pupo: «vorrei tornare a Sanremo come conduttore e direttore artistico»

«Non ho mai nascosto il desiderio di tornare come direttore artistico e conduttore del festival. Lo potrei fare dal punto di vista della scelta del repertorio musicale. Fazio, Conti, Baglioni e Morandi hanno guardato verso un genere. Dal mio punto di vista, che vado in giro per il mondo a cantare con Al Bano, Ricchi e Poveri e Toto Cutugno, di novità non c’è niente. Siccome lo specchietto per le allodole, per gli stranieri, è Sanremo, ho il sospetto che non si siano messi a tavolino per costruire un successo come Sarà perché ti amo, tra le dieci canzoni italiane più suonate al mondo. In questo senso credo di essere una risorsa artistica non sfruttata, che potrebbe essere messa a disposizione di un evento che conosco come le mie tasche. Ne conosco anche le potenzialità di comunicazione all’estero. Se Mahmood avesse avuto un supporto di promozione, poteva sfondare all’estero. Le canzoni che hanno successo nel mondo nascono dalla scintilla dell’ispirazione, ma anche dal lavoro di professionisti capaci che lo fanno a tavolino come Nel blu dipinto di blu, Quando quando quando, Gloria. Giancarlo Bigazzi, mio grande amico, sul suono della parola ci lavorava mesi».

e smentisce una voce che lo dava a Sanremo con Cattelan conduttore e lui in qualità di direttore artistico: «totalmente infondata, ma sono a disposizione. Quest’anno andrei all’Ariston a cantare Su di noi in occasione dei 40 anni. Perché ho contribuito al rilancio di Sanremo».

 

 

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