Avvocato, in cosa consiste la sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a favore di Amanda Knox?

Velvet Mag ha l’onore di ospitare l’Avvocato Daniele Bocciolini per una rubrica speciale. L’Avvocato Bocciolini a soli 25 anni ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense. Dal 2012 è membro della “Commissione Cultura” nonché della “Commissione Famiglia, Minori e Immigrazione” del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, relatore a numerosi convegni sul tema della violenza di genere, bullismo e cyberbullismo, Nel 2013 ha ricevuto un importante riconoscimento: il “Premio Personalità Europea” , ha preso parte ad alcune delle vicende giudiziarie più rilevanti degli ultimi anni e attualmente collabora in qualità di consulente per la trasmissione di Raiuno “Unomattina” come esperto di tematiche di cronaca e attualità. L’avvocato si occuperà ogni mese di approfondire alcuni cold case di cronaca nera italiana. 

Avvocato, in cosa consiste la sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a favore di Amanda Knox?

La Corte Europea per i diritti dell’uomo è un tribunale internazionale istituito nel 1959 al fine di garantire il rispetto dei diritti contenuti nella Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà (CEDU). Ogni persona che ritenga di essere stata vittima di una violazione da parte dello Stato di uno dei diritti e delle garanzie riconosciuti dalla Convenzione  (diritto alla vita, divieto di tortura,  diritto ad un equo processo, libertà di pensiero, coscienza, religione, divieto di discriminazione, ecc.)  può presentare un ricorso.

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Amanda Knox, con riferimento al procedimento nel quale è stata condannata per calunnia, lamentava di avere subito trattamenti degradanti nel corso dell’interrogatorio da parte delle forze dell’ordine (di essere stata schiaffeggiata e sottoposta a violentissima pressione psicologica e privata del sonno; anche la Corte d’Appello aveva rilevato l’abnorme durata degli interrogatori, oltre al fatto che le prime dichiarazioni erano state immediatamente ritrattate). La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha rilevato la violazione di due articoli della Convenzione: violazione dell’art. 3 (“Proibizione della tortura”) e dell’art.6 (“Diritto a un equo processo”) della Convenzione. In particolare, la CEDU ha condannato l’Italia per violazione dell’art. 3 sotto il profilo non sostanziale, bensì procedurale: nonostante la denuncia di Amanda, non è mai stata effettuata un’ inchiesta effettiva, non potendo così permettere di individuare elementi a sostegno di una violazione dell’art. 3 sotto il profilo sostanziale.

La condanna allo Stato italiano è stata pronunciata anche per violazione dell’art. 6: in primo luogo perché la Knox non era assistita da un difensore nel corso delle dichiarazioni del 6.11.2007, sebbene fosse già destinataria di accusa penale secondo i criteri della Convenzione. L’ulteriore condanna riguarda la violazione del diritto all’assistenza di un interprete. L’interprete fornito, difatti, non si era limitato ad eseguire l’incarico conferito, ma aveva svolto una indebita attività di “mediazione”, elemento che sebbene portato ripetutamente all’attenzione delle autorità nazionali non è stato oggetto di approfondimenti. La Corte di Strasburgo ha, quindi riconosciuto a favore della ricorrente un risarcimento di euro 10.400, ma non ha disposto la ripetizione del giudizio (c.d. clausola Ocalan).

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