Omicidio Noemi Durini: le accuse scioccanti di Lucio Marzo

A Quarto Grado si è tornati a parlare dell’omicidio di Noemi Durini. Per la morte della sedicenne di Specchia (LE) è stato condannato a 18 anni di reclusione il fidanzato reo confesso Lucio Marzo. Il programma di Rete 4 ha mandato in onda un documento inedito: la ricostruzione del delitto da parte del ragazzo. Lucio, infatti, ricostruisce i fatti accaduti la maledetta sera del 3 settembre 2017 e lo fa con lucida freddezza parlando di Noemi come di una persona strana, pericolosa, che era uscita di casa con un coltello con intenzioni cattive.

Il 19enne racconta di esser andato a casa di Noemi per prenderla, a Specchia. Poi insieme il giro in macchina fino a Leuca: “Era strana quella sera lei di solito fumava sempre con me, anzi la canna se la fumava quasi sempre tutta lei, quella sera non ha voluto fumare, sembrava pippata. Mi diceva andiamo a casa tua”. Inizia così la ricostruzione di quella serata e prosegue: “Mi ha chiesto di fermarmi ci siamo fermati a Castrignano per fare l’amore”.

Marzo spiega poi che, senza motivo, è nata tra i due una violenta discussione. Noemi avrebbe iniziato ad insultare lui e la sua famiglia, avrebbe preso un coltello dalla macchina e l’avrebbe minacciato. Lucio avrebbe cercato di difendersi, ha preso i colpi di Noemi, è riuscito a farle cadere il coltello dalle mani. Poi, stando a quanto dice, l’avrebbe colpita. Da qui il terribile epilogo. Nella confessione, il 19enne aggiunge, inoltre, che, dopo aver confessato, ha portato le forze dell’ordine sul luogo del delitto ma a lui sembrava che i fatti fossero successi altrove. E aggiunge anche altro: non è stato lui a mettere quei massi pesanti sul corpo di Noemi. Tira in ballo un’altra persona, una persona che avrebbe avuto un legame particolare con Noemi. Una persona che girava con lei dei video hard, che la minacciava e le faceva fare delle cose brutte in cambio di cocaina.

“Lucio uccise Noemi perché succube del padre”

Lucio uccise Noemi per impedirle in futuro di poter donare ad altri il suo amore e per punirla della sua diversità da sé. In particolare per la forza ed il coraggio con la quale viveva la propria esistenza. Quella forza, quel coraggio e quella libertà che, invece, a lui erano sempre mancate nelle fasi cruciali della vita” scrive il giudice Aristodemo Ingusci. Secondo quest’ultimo, il delitto sarebbe maturato per la pressione esercitata dal nucleo familiare (e in particolare del padre) sul 19enne. E’ come se Lucio fosse stato messo dinanzi a un bivio. Da un lato, c’era la fidanzata, e dall’altro, i genitori che non l’accettavano. Marzo ha scelto la famiglia e, non tollerando l’idea di perdere Noemi, con atto di insano egoismo, ha deciso di eliminarla.

Una decisione che, scellerata e assurda, cionondimeno venne pianificata e fortemente voluta dal suo autore che ad essa si determinò in modo libero e cosciente avendo in quella intravisto la via d’uscita ad una condizione di personale grave disagio divenuta oramai insostenibile“, spiega il giudice, secondo il quale l’omicidio si presenta a Marzo come la soluzione per risolvere il conflitto venutosi a creare nel tempo con il padre.

 

Photo credits Quarto Grado

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