Gloria Rosboch, Barbara D’Urso a processo: ecco perché

Barbara D’Urso, l’amata presentatrice di Canale 5, il prossimo 14 maggio andrà a processo al tribunale di Ivrea. E’ quello che ha stabilito il giudice del tribunale eporediese, Angela Rizzo. Quest’ultima ha respinto le richieste dei legali della conduttrice televisiva di spostare il processo, per competenza, al tribunale di Milano. La regina della Domenica di Canale 5 è accusata di diffamazione. Barbara è, infatti, imputata insieme ai giornalisti della trasmissione Pomeriggio 5 Alessandro Cracco e Alessandro Banfi, per un servizio mandato in onda il 2 marzo 2016 sulle presunte relazioni amorose di Gabriele Defilippi, l’assassino della professoressa Gloria Rosboch.

Il perché della denuncia

A denunciare lo storico programma pomeridiano, sarebbe stata una donna residente in Canavese che si è costituita parte civile. Il servizio in questione avrebbe descritto la signora come una delle amanti di Defilippi e sarebbe stata lei ad avvicinare il ragazzo al consumo di sostanze stupefacenti

Come scrive Il Corriere della Sera, la trasmissione di Canale 5 aveva puntato l’attenzione sulle relazioni amorose di Defilippi con donne più grandi di lui, a lui succubi. Tra le varie figure femminili citate anche tale “Chicca”. Secondo il servizio mandato in onda, quest’ultima non solo avrebbe intrecciato una relazione con il ragazzo, ma lo avrebbe anche condotto o accompagnato sulla strada dell’uso di sostanze stupefacenti. Fatto non vero, secondo la donna. 

Omicidio Gloria Rosboch: 30 anni a Defilippi, 19 a Obert

Per l’omicidio di Gloria Rosboch, la professoressa di Castellamonte uccisa il 13 gennaio 2016 e rinvenuta un mese dopo cadavere in una discarica a Rivara, sono stati condannati Gabriele Defilippi e Roberto Obert. Defilippi dovrà scontare 30 anni di reclusione mentre Obert, nello specifico, 18 anni e 9 mesi. Alla base del delitto un movente economico: la donna era già stata vittima di una truffa da parte del ragazzo.

Ai microfoni di Quarto GradoMarisa Romes, madre di Gloria, aveva commentato la decisione dei giudici. “Soddisfatta? Più o meno – esordisce la donna -. Per quanto aveva già combinato, sì. Perché gliene avevano già tolto una bella riga. Lui farà trent’anni ma io, a casa mia, non c’è nessuno che mi dà una mano“. I giudici della Corte d’Appello non hanno dunque creduto ai presunti problemi psicologici di Defilippi e tantomeno al pentimento del ragazzo. “Io è questo che non riesco a buttarlo giù – commenta Marisa -. Non avesse mai frequentato casa nostra, poteva anche non sapere e commettere un atto non lecito ma avendo frequentato casa e avendo avuto Gloria anche (come professoressa, ndr), non ha esitato ad ammazzarla e metterci noi nel dispiacere più grosso“. Alla domanda se possa credere realmente al pentimento di Gabriele, la madre di Gloria non ha dubbi e risponde duramente: “No, per carità!“.

Defilippi e Obert erano già stati condannati in primo grado con rito abbreviato rispettivamente a 30 anni e 19 anni di reclusione. Nell’udienza del 12 dicembre 2018, la procura generale di Torino rappresentata dal pm Sabina Noce aveva chiesto ai giudici dell’Appello di confermare le condanne. La pm Noce aveva dichiarato “che le motivazioni del primo grado che avevano portato alle sentenze sono fatte bene e sono sufficienti per chiedere una conferma delle condanne. Ad intervenire nel corso dell’udienza era stato anche il legale Stefano Caniglia, difensore della famiglia Rosboch. L’avvocato aveva chiesto un risarcimento danni solo a Defilippi (Obert aveva già provveduto a risarcire). Il difensore di Obert, Celere Spaziante, aveva invece chiesto una riduzione di pena per il suo assistito.

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