Veronica Panarello, l’avvocato: “Condanna ingiusta, ecco perché…”

Presenterà ricorso in Cassazione l’avvocato Francesco Villardita, legale di Veronica Panarello. La sentenza di secondo grado, emessa dalla Corte d’Appello di Catania ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per la donna. Per la giustizia sembrano non esserci dubbi: Veronica è la sola ed unica responsabile dell’omicidio del figlio Lorys Stival. In 174 pagine, i giudici sottolineano con insistenza la lucida crudeltà della donna nel commettere il delitto.

“Il ricorso verterà su tre punti”

Presenteremo il ricorso in Cassazione, ci stiamo già lavorando”,  dichiara Villardita dopo la lettura delle motivazioni della sentenza. Il legale annuncia che il ricorso verterà su tre punti. “Il primo è certamente l’elemento soggettivo del reato. Si parla di dolo d’impeto, ma anche di pianificazione con il sopralluogo di Veronica Panarello al canalone, e questa è una contraddizione“, spiega l’avvocato. E poi arriva al secondo punto: “E’ l’assenza di movente e in un delitto di questo genere non può non esserci”. Il terzo punto riguarda “la capacità di intendere e volere dell’imputata, scompare la criticata sindrome di Medea, finita nel dimenticatoio”.

Villardita ha ribadito ciò anche alle telecamere de La Vita in Diretta. “Il difetto e vizio di motivazione è rappresentato dalla contraddittorietà tra una volontà che mal si concilia con l’impeto“, dice in riferimento al primo punto enunciato sopra. E ritorna anche sul secondo punto: “Il movente è essenziale in un processo di questo genere, non è plausibile l’assenza di un movente in un caso di un omicidio come questo“. Il legale ai microfoni del programma di Rai 1 ha rivelato di aver sentito recentemente la sua assistita: “Mi ha chiesto di mandarle una copia della sentenza perché vuole leggerla. L’andrò a trovare prima di presentare il ricorso in Cassazione“. Nelle motivazioni si parla di una Veronica Panarello “omicida lucida e spietata”. Intanto la donna ha espresso il desiderio di tornare in Sicilia. Lo ha confermato il suo avvocato: “Vuole tornare a Catania. Doveva essere soltanto un breve periodo di tre mesi a Torino che si sta protraendo”.

Lorys Stival: Veronica Panarello sempre più sola in carcere

Ad agosto 2018, tre mesi dopo la sentenza di secondo grado, Veronica ha chiesto di essere trasferita in un altro carcere. La donna desiderava andare nel penitenziario di Vigevano, in provincia di Pavia, dove lavorare e studiare, attività che le erano precluse nel carcere di Catania. I magistrati hanno accolto in parte la sua richiesta: Veronica è stata trasferita, non a Vigevano, bensì a Torino dov’è tuttora detenuta.

Stando a quanto riporta il settimanale Gialloa Torino la Panarello non si trova bene e vuole tornare in Sicilia. Il suo legale, Francesco Villardita, è andato a trovarla nelle ultime settimane per verificare di persona le condizioni di salute della donna. A farle visita recentemente è stato anche il padre Francesco Panarello, unico familiare a esserle rimasto vicino. Ai due Veronica avrebbe detto di non essere stata accolta bene dalle altre detenute: non ha legato con nessuna di loro.

Durante l’ora d’aria preferisce rimanere in cella: insomma, la donna è sempre più sola. Come scritto da Giallo, Veronica ha trascorso il Natale in solitudine, chiusa nel suo dolore e nei suoi silenzi. Del resto, dopo la conferma della condanna in Appello, alla trentenne rimane solo un’ultima speranza: la Cassazione. Se anche i Supremi Giudici dovessero confermare quanto dichiarato precedentemente dalle due sentenze, allora la Panarello dovrà rassegnarsi al suo destino.

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