Mattia Mingarelli, il titolare del rifugio si difende: ecco cosa ha detto

L’autopsia sul corpo di Mattia Mingarelli, il 30 enne ritrovato la vigilia di Natale a Chiesa in Valmalenco, non ha rilevato segni di violenza. Sono emerse, però, due fratture importanti alla testa, orbitale e occipitale, che potrebbero essere compatibili con una caduta al suolo, ma anche con colpi ricevuti alla nuca da un corpo contundente, come scritto da Il Giorno. Diversi rimangono, per ora, gli aspetti da chiarire sulla vicenda. Si attendono i risultati dei prelievi del Dna per capire se c’è stata un’eventuale colluttazione, oltre che i risultati tossicologici. La procura di Sondrio, continua a tenere aperte tutte le ipotesi: compresa quella dell’omicidio; non scarta neppure le ipotesi di reati minori come l’omissione di soccorso o l’occultamento di cadavere.

Le dichiarazioni di Giorgio Del Zoppo

Nelle ultime ore, i Ris sono arrivati al rifugio Barchi (l’ultimo luogo dove il giovane agente di commercio è stato avvistato) e hanno sequestrato il pc del proprietario del rifugio, un cellulare e altri supporti telematici. Prima della visita del Reparto Investigazioni Scientifiche di Parma, è stato proprio Giorgio Del Zoppo, il titolare della struttura in questione, a dire la sua. L’uomo, al momento, non risulta indagato bensì persona informata sui fatti. “Mi spiace per quanto successo, ma io a Mattia, che avevo incontrato la prima volta due anni fa e poi il giorno della scomparsa, non ho fatto nulla di male“, ha dichiarato a Il Giorno il 49 enne.

L’uomo poi ammette di non essere “uno stinco di santo” ma “da qui a pensare anche solo per un momento che possa avergli fatto del male ce ne passa“. Del Zoppo ha dichiarato di aver aperto la porta a Mattia, anche se era chiuso perché stava eseguendo dei lavori, e di aver bevuto con lui due calici di vino. “Io ho la coscienza tranquillissima. Troppi guardano i telefilm di Csi e hanno costruito castelli di fantasie su di me”, ha proseguito. Infine, ha spiegato che idea si è fatto sulla morte del giovane: “Per me è stato vittima di un incidente. Non ricordo se quel giorno avesse scarpe adatta alla montagna”. Quando gli è stato chiesto se abbia cercato il ragazzo ha risposto: “Ho dato un’occhiata nel bosco, ma qui vicino e senza trovarlo neppure io. Anche i soccorritori non avranno guardato in quel punto. Ho creduto che se ne fosse andato. Invece è stato vittima di una disgrazia“.

Il misterioso ritrovamento

Sono proseguite per giorni le ricerche di Mattia Mingarelli. Poi, il giorno della Vigilia di Natale, l’agghiacciante scoperta: due sciatori, dall’alto della seggiovia, hanno notato in mezzo alla neve, a non molta distanza dalla recinzione che delimita le piste da sci, una strana sagoma, simile a quella di una persona. Inizialmente era stato proprio questo ritrovamento a destare perplessità negli investigatori. Quella zona, infatti, era stata a lungo battuta da decine di uomini del Soccorso Alpino; dai militari del Sagf della Guardia di finanza; dai Vigili del fuoco e dai volontari della Protezione Civile, anche con l’ausilio di cani molecolari senza, però, dare i risultati sperati. Per questo si è pensato, inizialmente, che il cadavere fosse stato spostato. Non va comunque dimenticato che il 7 dicembre era scesa una fitta nevicata, che potrebbe averlo coperto alla vista e anche all’olfatto canino.

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