Emanuele Scieri: un misterioso ritrovamento nel bosco riapre il caso

Un misterioso ritrovamento in un bosco segnerebbe una svolta sul caso dell’omicidio del giovane paracadutista Emanuele Scieri. Si tratta di due anfibi simili a quelli utilizzati dai parà per i lanci, rinvenuti in una discarica abusiva di Cerveteri.  Ma perché questa scoperta sarebbe importante per gli inquirenti?

Attualmente, a 19 anni dalla morte, inizialmente archiviata come suicidio, sono indagate tre persone con l’accusa di concorso in omicidio volontario. Si tratta dell’ex caporal maggiore Alessandro Panella e degli ex commilitoni Luigi Zabara e Andrea Antico.  La trasmissione televisiva Chi l’ha visto?, nella puntata della scorsa settimana, ha parlato della vicenda. In un servizio mandato in onda, è stata riportata un’intercettazione telefonica dove Pannella, di Cerveteri, per il quale erano stati disposti gli arresti domiciliari nella città etrusca, diceva di essersi sbarazzato di un paio di stivaletti.

L’uomo aveva detto di aver buttato gli anfibi usati quando era a Pisa e di aver consegnato alla polizia un paio di nuovi. Per l’accusa Scieri fu picchiato e costretto a salire su una scala. Una volta su, qualcuno gli avrebbe premuto con degli scarponi sulle nocche delle mani, fino a carlo cadere tragicamente. Da qui la segnalazione al programma di Rai 3. Un telespettatore ha ricordato come durante la bonifica, effettuata dai volontari della Protezione civile di Cerveteri e dall’associazione Assovoce, effettuata verso fine settembre, fu ritrovato un paio di stivaletti da parte di un volontario. Questi furono messi da parte, anche su suggerimento del responsabile che disse di conservarli, appunto, per metterli a disposizione di qualche volontario che magari ne avesse avuto bisogno. Ora gli stivaletti sono stati consegnati alle Autorità e alla Polizia scientifica, per i dovuti accertamenti.

Il caso

Si tratta di un giallo lungo ben 19 anni. Inizialmente la morte del parà era stata etichettata come un incidente per poi arrivare alla tesi di suicidio, ma il giovane militare siciliano era stato aggredito prima di precipitare nel vuoto. Si tratterebbe dunque di un ennesimo caso di nonnismo conclusosi tragicamente.

Emanuele Scieri aveva 27 anni ed era laureato in Giurisprudenza. Nel luglio del 1999 fu richiamato sotto le armi. Venne trasferito nella caserma Gamerra con altri commilitoni il 13 agosto del 1999. Emanuele, dopo aver sistemato i bagagli in camerata, insieme ad altri uscì per una passeggiata nel centro di Pisa. Rientrò in caserma alle 22.15, ma al contrappello delle 23.45 non rispose. Nonostante diversi colleghi riferiscano la sua presenza in caserma, Scieri venne dato per non rientrato. Il realtà il giovane 27 enne era già morto. Il cadavere venne trovato soltanto il 17 agosto dello stesso anno ai piedi della scala della torre di asciugatura dei paracadute, un posto che molti accreditavano come deserto. Nel corso delle indagini emerse che in realtà quel luogo era molto frequentato dagli anziani della caserma.

Dopo l’intervento della commissione parlamentare di indagine che ha portato alla luce molti fatti sui brutali atti di nonnismo contro il ragazzo, e dopo la riapertura delle indagini, ora ci sono tre ex commilitoni indagati.

 

 

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