Omicidio Vannini, i periti: “Marco poteva essere salvato, ecco perché”

Ascoltato in aula, davanti alla Corte d’Assise di Roma, uno dei medici che ha prodotto la superperizia disposta dal giudice per stabilire se Marco Vannini si sarebbe potuto salvare se soccorso in tempo. Ecco la vera causa del perché il 20enne è deceduto.

Per i tre periti incaricati dal giudice di stilare la superperizia non vi sono dubbi: Marco Vannini non è stato ucciso dal colpo di pistola che gli ha perforato la spalla sinistra, ma da una emorragia interna dovuta al ritardo con il quale è stato soccorso. Ben 110 minuti di agonia, in cui il giovane, come è udibile nelle telefonate ai soccorsi in cui la famiglia Ciontoli non dichiara mai cosa è veramente successo, urla e chiede scusa alla sua fidanzata Martina. Il consulente medico della Procura ha spiegato in maniera esaustiva perché il 20enne si sarebbe potuto salvare: “La centrale operativa del 118 quando viene interpellata per un caso di ferimento d’arma da fuoco attribuisce automaticamente il codice rosso“. Ciò però non è avvenuto per Marco Vannini perché, come sappiamo, la famiglia Ciontoli non disse mai al telefono all’operatrice che il ragazzo era stato colpito da un colpo di arma da fuoco.

Ecco perché l’ambulanza per Marco Vannini arrivò in codice verde, priva di un medico; ed ecco per quale motivo il 20enne non è stato portato immediatamente al Policlinico Gemelli di Roma in eliambulanza la sera del 17 maggio del 2015. Per tale ragione quindi i 110 minuti di ritardo rivestono un ruolo causale diretto rispetto al decesso del giovane. Per quanto riguarda l’esame autoptico, il consulente della Procura ha riferito: “Il paziente aveva circa 3 litri di liquido ematico. Il proiettile è entrato da destra a sinistra, dall’alto in basso, da dietro in avanti. Il cuore è avvolto dal pericardio che è stato perforato dal passaggio del proiettile. Non avendo una particolare elasticità il pericardio tende a comprimere se arriva a un certo punto di tensione”. Il consulente ha poi aggiunto: “È sopravvissuto perché tutte le volte che si produceva una pressione sufficientemente intensa a livello di pericardio, il sangue si riversava sulle pleure attraverso i due fori (causati dal proiettile) mitigando questa ipertensione. Il paziente non è deceduto a causa dei danni del proiettile. Sembra un paziente esanguinato, è morto di emorragia interna“. 

Antonio Ciontoliluogotenente della Marina Militare di 48 anni, ha ammesso di essere stata la persona che ha esploso il colpo accidentale contro Marco Vannini. Ma cosa sia successo quella terribile sera nella villetta della famiglia Ciontoli rimane ancora oggi poco chiaro. Chi è stato effettivamente a sparare? Perché il 20enne urlando chiede scusa alla fidanzata Martina? L’unica cosa ad essere certa è che Marco Vannini, fidanzato di Martina Ciontoli, ha perso tragicamente la vita. Tutta la famiglia Ciontoli, presente quella sera nella villa, è indagata con l’accusa di omicidio volontario, mentre la fidanzata di Federico, Viola Giorgini, anche lei in casa, è accusata di omissione di soccorso.

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