Per il gip non c’è l’evidenza della prova: respinta la richiesta di giudizio immediato per Sergio Di Paolo, l’ex fidanzato di Tiziana Cantone, morta suicida dopo la diffusione sul web di alcuni suoi video hard.
Il gip Pietro Carola ha respinto la richiesta di giudizio immediato per Sergio Di Paolo, l’ex fidanzato di Tiziana Cantone, la trentenne napoletana morta suicida nello scorso settembre dopo che alcuni video hard erano diventati virali sul web. La richiesta di saltare l’udienza preliminare era stata avanzata dal pm Alessandro Milita, che successivamente ha lasciato il suo incarico per assumere quello di procuratore aggiunto a Napoli Nord. Nei giorni scorsi il difensore di Di Paolo, l’avvocato Bruno Larosa, aveva depositato al gip una memoria nella quale sosteneva che non ci fosse l’evidenza della prova, requisito indispendabile per il giudizio immediato. La tesi è stata condivisa dal giudice.
La prova, secondo il gip Carola, non sarebbe così evidente da poter essere accordato il rito immediato. L’ennesimo colpo di scena di un caso tortuoso che vede indagato Di Paolo per il reato calunnia che avrebbe commesso insieme a Tiziana Cantone, dopo averla convinta ad indicare cinque nomi falsi di amici virtuali come respondabili della diffusione sul web dei video, circostanza che, secondo la procura di Napoli, è risultata falsa. La procura contesta anche l’accesso ai dati informatici per aver chiesto a un perito, senza il consenso di Tiziana, di accedere al suo cloud e di togliere alcune chat dalle quali si evinceva che i cinque amici non erano responsabili della divulgazione dei filmati.
Il gip ha quindi accolto l’opposizione al rito immediato espressa dall’avvocato Larosa, legale di Sergio Di Paolo, che aveva affermato che l‘azione della Procura era “precipitosa” e priva di “fondamento giuridico”. “In particolare – ha dichiarato il difensore – il procedimento dovrà seguire la via ordinaria e quindi consentirà alla difesa di chiedere al pubblico ministero il compimento di attività istruttorie che sono state finora carenti”. L’avvocato chiederà di reinterrogare alcuni testi e, all’esito delle eventuali nuove indagini, si dice fiducioso che la procura possa avanzare una richiesta di archiviazioni per Di Paolo. A questo punto gli atti tornano in Procura e sarà un altro pm della sezione coordinata dall’aggiunto Fausto Zuccarelli a valutare il da farsi. L’ipotesi più probabile è che adesso venga chiesto un rinvio a giudizio ordinario.
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