Annalisa Minetti: “Voglio parlare”

Mi sono data la possibilità di vivere una vita con mille sfumature. Cerco di fare tutto ciò che mi passa per la testa, ma non in modo superficiale. Ogni volta ci metto grande impegno e massima dedizione. E’ questo che mi ha permesso di essere protagonista di avventure incredibili. Io voglio vivere sempre intensamente“. Eccola qua, Annalisa Minetti. Bella in tutti i sensi. Che ha lo stesso cognome di un’altra nota fanciulla, ma è di pasta ben diversa. Un altro universo. Annalisa vive fra le ombre fin da quando era bambina. Il sole, nei suoi occhi, c’è rimasto poco. Poi, però, è andato dritto nell’anima. E splende, splende forte, ogni giorno di più. Annalisa è una forza della natura, una guerriera con la passione per le sfide. Canta: ha iniziato nei pianobar e nel ’98 ha trionfato al Festival di Sanremo, categoria Nuove Proposte. L’anno prima ha partecipato a Miss Italia classificandosi fra le prime dieci. Col tempo, all’attività di cantante ha deciso di affiancare quella di atleta. Detto, fatto. Ore e ore di allenamento, sudore a secchiate, muscoli tesi. Annalisa è andata alle Paraolimpiadi di Londra 2012 e ha conquistato il terzo posto, medaglia di bronzo, per i non vedenti: record assoluto della categoria. Tutta l’Italia è rimasta incantata. Lei ha ringraziato, ha sorriso, ha alzato la braccia al cielo. Poi, le braccia, le ha usate per stringere suo marito Genny Esposito – ex calciatore – e il figlio Fabio di sette anni. Qualche ora fa ha sfilato, in tutto il suo splendore, per “Domani” alla Settimana della moda milanese.

Una vita con mille sfumature…

Sì (sorride, ndr). L’importante per me è avere un obiettivo, darmi una risposta valida quando mi domando “perché lo faccio?”. E’ stato sempre così: quando ho iniziato a cantare, quando ho deciso di diventare un atleta. Trovo l’obiettivo e poi vado giù come una spada.

Adesso ha intenzione di continuare con lo sport?

Sì, certo. Ma in realtà il mio desiderio è un altro.

Quale?

Io voglio sempre lanciare un messaggio. Vorrei che questi miei risultati avessero un seguito educativo. Vorrei essere utilizzata come “strumento” per parlare con i giovani.

E cosa vorresti dire – e dare – ai giovani?

Vorrei far capire loro quanto lo sport sia bello e importante per imparare cose essenziali nella vita: il rigore, la disciplina, l’educazione. Mi piacerebbe aiutarli a scoprire le cose che davvero danno un senso all’esistenza. E far capire loro che, se ci si impegna davvero, i risultati arrivano. Sempre. Il massimo sarebbe andare nelle scuole, partecipare a seminari… Cose del genere, insomma.

Tutta l’Italia ti ammira a fa il tifo per te. Sei davvero diventata un simbolo: che effetto fa?

Grande gioia, naturalmente. Infinita. Ma un senso altrettanto grande di responsabilità.

Ti capita mai di soffrire per il tuo limite fisico?

Mi capita di sentirmi a disagio. Per esempio con mio marito, a volte. Noi non possiamo capirci con uno sguardo, io non posso vedere i suoi occhi e leggere ciò che c’è dentro. In certi momenti mi pesa… Ma passa in fretta, grazie a lui. E poi, a parte i miei affetti familiari, io devo sempre affidarmi agli altri. Affidarmi e fidarmi. Vivo con gli occhi degli altri. Per fortuna io ho gli occhi del cuore, che finora mi hanno guidato nel modo giusto.

Vostro figlio, Fabio, ha quattro anni mezzo. Che mamma sei?

Una mamma casinista. L’altro giorno mio marito è andato a fare la spesa e, al ritorno, ci ha trovato che cantavamo con la radio altissima. Io ero salita sul tavolo e ho rotto qualcosa… Lo confesso, ho dato la colpa a Fabio!

E’ un bambino sereno, tranquillo?

Serenissimo. Tranquillo un po’ meno, perché è molto vivace. Ma noi lo preferiamo così.

Da quanto tempo state insieme, tu e Genny?

Fra fidanzamento e matrimonio, undici anni.

Tre aggettivi per descriverlo?

Permaloso, buono, gentile… Ha i modo d’altri tempi, è quasi “ottocentesco”: mi piace molto questa sua caratteristica.

Sei felice?

Sì. E sono anche fortunata. Però vorrei fare di più. Qualcosa di più per questo mondo… Dici che sono matta?

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