La tragica storia di Tiziana Cantone: dopo un anno dalla morte la vicenda può ripetersi

È passato un anno dalla morte di Tiziana Cantone, la ragazza suicidatasi per la vergogna dopo la diffusione in rete di alcuni suoi video hard. Ma chi era Tiziana e cosa è stato fatto per ottenere giustizia? Ecco tutta la tragica storia.

Tiziana Cantone è una ragazza di buona famiglia che vive a Casalnuovo di Napoli. A solo una settimana di vita il padre l’abbandona e cresce con la coraggiosa madre Maria Teresa Giglio. Una lunga chioma folta e nera, alta, magra, occhi penetranti così Tiziana diventa donna. Una donna che si ama e che vuole piacere: questo è quello che appare ma in realtà è insicura e fragile. Si diploma al liceo classico e, dopo le scuole superiori, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza, ma interromperà gli studi.

Nell’estate del 2015, all’età di 30 anni, va a convivere con il suo fidanzato, Sergio Di Paolo, a Licola. L’uomo è più grande di lei e, secondo la madre della giovane, è stato lui a spingerla ad avere rapporti con altri uomini e a filmarli. Una (potremmo dire) “perversione” di coppia, solitamente privata che però è sfuggita dalle loro mani. Proprio mentre Tiziana Cantone conviveva con il suo fidanzato, sono stati pubblicati in rete alcuni video hard che la ritraevano in atteggiamenti intimi con altri uomini. L’unico volto riconoscibile è sempre e solo il suo. I video, condivisi prima via WhatsApp, si diffondono a macchia d’olio, diventando virali nel giro di pochissimo tempo. I filmati portano spesso nel titolo il suo nome e cognome ed essendo lei l’unico volto mostrato diventa oggetto di una vera gogna, sia su internet, con le milioni di parodie e immagini “ironiche” diffuse sui social, che nella vita reale. In molti, quando la incontrano, l’additano offendendola e urlandole contro. La vita per Tiziana Cantone da quel 25 aprile del 2015 (data in cui fu pubblicato il suo primo video in un portale hard) è diventata impossibile.

La donna entra in depressione. Denuncia tutto nella speranza di ricevere giustizia e già nel primo rapporto del suo legale si parla di tentativi di suicidio. Tiziana spera che cambiando città tutto finisca e che, magari con il passare del tempo, le persone dimentichino i video: così si trasferisce a Mugnano. Dal punto di vista legale fa tutto ciò che può affinché i video vengano rimossi e vengano trovati i colpevoli di tale diffusione. Nell’aprile del 2016 chiede una serie di provvedimenti d’urgenza mediante una denuncia, nella quale si rivolge sia ai primi diffusori materiali dei filmati e sia, in un secondo momento, contro gli stessi social network che hanno ospitato i video: tra questi Facebook Ireland, Yahoo Italia, Google, Youtube, Citynews, Appideas, Alaimo, Ambrosino.

Inizia il processo legale, quello con cui Tiziana Cantone sperava di ottenere giustizia. La prima udienza nel giugno 2016, seguita da quella di luglio e infine la sentenza del 5 settembre 2016: il Tribunale di Napoli Nord contesta a cinque social o siti informativi di non aver rimosso il contenuto al momento opportuno, condannandoli a pagare le spese legali. Le pagine vengono eliminate e così i post, i commenti e tutto ciò che di lesivo era presente sui social nei confronti di Tiziana. Anche Tiziana però dovrà pagare la bellezza di 3.645 euro più iva a carico degli altri cinque social network citati in giudizio, per un totale di 18.225 euro più iva. Una sentenza inaspettata per Tiziana Cantone che sperava di vedere una luce in fondo al tunnel, ma quella luce le è stata spenta per sempre dalla lenta giustizia italiana, inadeguata alla velocità del mezzo che le ha devastato la vita. Così Tiziana Cantone si è suicidata esattamente un anno fa, il 13 settembre 2016.

Dopo la morte le indagini sono continuante. Il Gip di Napoli, Tommaso Perrella, ha ritenuto le sei persone indagate per aver ricevuto e diffuso i video hard di non aver commesso alcun reato, disponendone l’archiviazione. Il 6 maggio 2017 sono state chiuse le indagini nei confronti dell’ex fidanzato di Tiziana, Sergio Di Palo. L’uomo era indagato per calunnia nei confronti di coloro che erano stati indicati, in un primo momento dalla stessa Cantone al pm Alessandro Milita, come gli artefici della diffusione dei filmati sul web. L’11 settembre 2017 gli inquirenti della Procura di Napoli Nord, nonostante le indagini approfondite, hanno chiesto al Gip del Tribunale di Napoli l’archiviazione per l’accusa di istigazione al suicidio. Non è possibile, secondo chi indaga, provare che qualcuno abbia spinto Tiziana Cantone a suicidarsi. Ora sarà il Gip a decidere se archiviare il caso o indire nuove indagini. Resta ancora in piedi un’altra inchiesta, coordinata dalla Procura di Napoli. Il reato in questione è quello di diffamazione nei confronti di Tiziana Cantone da parte di alcuni conoscenti. Anche in questo caso era stata presentata richiesta di archiviazione da parte dei pm ma è stata respinta proprio dal Gip, che ha invece disposto nuovi accertamenti sul caso.

Ancora oggi non si sa chi siano quindi i colpevoli della diffusione dei video online con protagonista Tiziana Cantone. I filmati riappaiono sul web come se nulla fosse: ogni qualvolta vengono rimossi dopo poco vengono ripubblicati su altri siti stranieri. Un ciclo continuo che non si riesce a spezzare e che offende, giorno dopo giorno, la memoria di Tiziana Cantone.

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