Caso Tiziana Cantone: dopo un anno i video hard sono ancora sul web

A un anno dalla diffusione in rete dei video hard di Tiziana Cantone nulla è cambiato: i filmati sono ancora visibili in rete, nonostante le segnalazioni e gli appelli, offendendo la memoria della giovane.

Non c’è pace né giustizia per la povera Tiziana Cantone, la giovane suicidatasi dopo la diffusione in rete di alcuni suoi video hard. Tutto era iniziato circa un anno fa quando dei filmati molto intimi sono stati diffusi prima ad “amici”, poi sul web, rendendo la ragazza di vittima di una vera e propria gogna mediatica e non solo. Per strada in molti la riconoscevano e la insultavano, devastandola psicologicamente. A seguire il folle gesto: il 13 settembre 2016 Tiziana si è tolta la vita per non sentire più quelle terribili voci. Nonostante gli appelli e le molte segnalazioni i video circolano ancora sui siti porno, come se nulla fosse.

Sembra non finire mai l’incubo di Tiziana Cantone e della sua famiglia. Ogni qualvolta i video vengono rimossi dopo poco riappaiono da su altri siti: un ciclo continuo che non si riesce a spezzare e che offende, giorno dopo giorno, la memoria della ragazza. La madre, Maria Teresa Giglio, non si da pace e lotta per ottenere giustizia. Sul suo profilo Facebook scrive: “La politica deve fare qualcosa, come già successo in altri paesi. Deve essere approvata una legge, al più presto. Solo la massima severità e il massimo di prevenzione contro i criminali del web potranno evitare altre tragedie. Per questo continuerò a battermi, sempre: dare giustizia a Tiziana e fare in modo che la sua sventurata sorte non capiti ad altri”.

Una donna coraggiosa la mamma di Tiziana Cantone, che combatte una battaglia contro un “mostro” così grande, il web. Maria Teresa Giglio è intenzionata a non mollare. Come riporta il giornalista Fabrizio Peronaci nel gruppo Facebook “Giornalismo Investigativo“, la donna sta affrontando giorni difficili: “L’elaborazione della non presenza è complicata e lacerante, perché mi chiedo se avessi potuto fare qualcosa di più, il mio amore ed aiuto sono miseramente falliti, non sono riuscita, forse, a capire fino in fondo la sua disperazione e la rabbia per quella ingiusta sentenza emanata dalla Procura di Napoli e che lei tanto aspettava per potersi riscattare e gridare al mondo intero finalmente: sono una vittima!”. Maria Tersa Giglio ha poi continuato nel messaggio al giornalista: “Non c’è pace per me, ma solo tormento… un vuoto immenso anche quando si tratta di dare un senso a qualcosa che, invece un senso non ce l’ha più. Come faccio a farmene una ragione? Sarò brava a non lasciarmi andare? Mi sento come un albero senza più radici… senza foglie. Tutto si è vanificato, ciò che siamo state io e lei, i progetti futuri. La vita è stata crudele, quella vita che prima ti dà e poi ti toglie. Il peso del mio dolore si appesantisce sempre di più e vivo solo nella speranza di far condannare tutti i colpevoli e lottare per ottenere delle leggi severe per limitare l’onnipotenza del web“.

Photo Credits Facebook

Comments

commenti