“Se non ti concedi, non credi in Dio”: la storia shock di una setta a Catania

Una storia dell’orrore, durata per ben 25 anni, in cui un uomo, che si faceva chiamare l’Arcangelo, ha abusato e violentato ragazze giovanissime spacciando le sevizie come “azioni mistiche spirituali”. Coinvolte anche tre donne che avevano il compito di individuare le vittime. Ecco l’intera storia che ha scioccato Catania.

Ha agito indisturbato per ben 25 anni Pietro Alfio Capuana, sedicente santone di 73 anni, arrestato con l’accusa di aver violentato delle giovanissime ragazze dopo averle soggiogate psicologicamente. “Se non ti concedi, vuol dire che non credi in Dio. È un momento di amore puro e incondizionato”, sono queste le sconcertanti parole dette dall’uomo, chiamato l’Arcangelo, riportate dal settimanale Giallo, che Capuana usava per convincere le sue vittime a fare sesso con lui. Veri e propri abusi ai danni di giovani deboli psicologicamente e minorenni promettendogli la purificazione dell’anima. Una storia dell’orrore avvenuta ad Aci Bonaccorsi, in provincia di Catania. Una madre ha trovato sul telefonino della figlia, 15enne, i messaggi che la ragazza si scambiava con le altre vittime. Grazie a tale denuncia sono partite le indagini. Tra gli indagati ci sono anche l’ex deputato regionale Domenico Rotella, il sacerdote Orazio Caputo e l’ex presidente della congregazione, Salvatore Torrisi.

Capuana, ex funzionario di banca, non agiva da solo. L’Arcangelo si avvaleva di alcune collaboratrici donne: tre di loro sono state arrestate assieme al santone. Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida, Katia Concetta Scarpignato, ora ai domiciliari, avevano il compito di selezionare le vittime più deboli psicologicamente, appartenenti alla setta, in modo da manipolarle e spingerle ad avere rapporti sessuali con l’uomo. Non tutti gli “apostoli”, così si facevano chiamare i suoi collaboratori, erano al corrente di ciò che accadeva nella setta. Le ragazze vittime dell’uomo venivano reclutate e avviate a quello che il santone chiamava “sentiero dell’amore”. Le ragazze, per lo più minorenni, finivano in uno stato di sottomissione così da accettare e subire le violenze e le umiliazioni senza ribellarsi. Gli abusi avvenivano in luoghi diversi e le “prescelte” non dovevano soddisfare soltanto i bisogni sessuali del santone ma anche fargli da schiave. Dovevano lavarlo, vestirlo e pulire l’appartamento prima di andare via. Alcune sevizie sono inoltre avvenute davanti alla moglie di Capuana. Chi si rifiutava o ribellava veniva addirittura multata.

Secondo alcune testimonianze, l’uomo è stato visto baciare, durante le feste della congregazione, giovani adolescenti sotto gli occhi dei loro genitori, i quali hanno sempre giustificato il gesto come dimostrazione di affetto e amore puro. Le prime vittime, oggi adulte, hanno ammesso di essere state abusate e violentate quando erano minori da Pietro Alfio Capuana. Anche le dichiarazioni delle ultime vittime hanno permesso di fare luce sulla tragica storia. “Mi faceva spaventare dicendo che se non obbedivo sarebbero accadute cose brutte a me e alla mia famiglia”, testimonia una delle recenti vittime. L’uomo ha anche abusato di una bambina di 10 anni che ha raccontato: “Eravamo al mare, mi ha abbracciato, poi mi ha palpato le parti intime… sono scappata”. Durante le perquisizioni sono state travati anche 60 mila euro in contanti e diversi documenti contabili, materiale su cui ora si indaga. L’avvocato di Capuana, come riportato da Giallo, ha richiesto la scarcerazione: “Il mio cliente è una persona anziana e molto malata. È invalido al cento per cento. Soffre di una grave forma di diabete ed è cardiopatico. Le sue condizioni di salute non sono compatibili con la detenzione e il carcere”.

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