Mostro di Firenze: le inquietanti rivelazioni

Il medico Francesco Narducci, sospettato di essere uno dei mandanti dei sedici omicidi, secondo tre testimoni, lasciò un foglio con una confessione shock riguardante il Mostro di Firenze. Questo biglietto però non è mai stato ritrovato e i tre teste ritrattarono le loro dichiarazioni. Cosa è successo veramente? Chi sono i mandanti degli otto duplici omicidi?

Una confessione scioccante quella ipoteticamente scritta da Francesco Narducci, medico sospettato di essere uno dei mandanti degli omicidi che sconvolsero l’Italia dal 1968 al 1985, uccidendo 8 coppie che si erano appartate in campagna, rivelata dal settimanale Giallo. “Sono io il Mostro e chiedo perdono al mondo intero”, questo il messaggio scritto dal dottore, secondo tre testimoni, prima di essere ritrovato privo di vita nel lago Trasimeno, esattamente un mese dopo l’ultimo duplice omicidio riconducibile al serial killer delle coppie. Dagli accertamenti sul suo cadavere, riesumato nel 2002, venne stabilito che Narducci non si suicidò né morì per un incidente, ma per omicidio: il medico venne strangolato prima di essere gettato nel lago.

Per gli inquirenti Francesco Narducci era uno dei mandanti degli omicidi del Mostro e, stando alle indagini, il dottore si aggirava in compagnia di Giampiero Vigilanti, ex legionario ora 87enne, nella campagne fiorentine. Ad ammetterlo fu proprio quest’ultimo intervistato dal settimanale diretto da Andrea Biavardi. L’anziano ha dichiarato di essere andato nelle campagne fiorentine con il medico in almeno due occasioni che coincidono con i giorni di due duplici delitti. Ciò per gli inquirenti è davvero rilevante, in quanto Narducci venne escluso dalle indagini perché si pensava che in quel periodo fosse in America. Nel corso dell’inchiesta si è inoltre ipotizzato che i delitti compiuti dal “Mostro di Firenze” fossero tutti studiati a tavolino o “usati” in ambienti eversivi per distrarre i magistrati e l’opinione pubblica da ciò che accadeva in Italia durante gli anni di piombo.

Vale a dire che quelli del “mostro” sarebbero stati delitti studiati a tavolino o “usati” in ambienti eversivi, scrive Stefano Brogioni sulla Nazione, per distrarre magistrati e opinione pubblica da ciò che accadeva nell’Italia della strategia della tensione.

Gli inquirenti continuano ancora oggi ad indagare per scoprire chi ha ucciso materialmente le sedici persone, ma anche per capire chi ha ordinato la loro morte. Per il momento sono stati processati e condannati definitivamente: Giancarlo Lotti, morto nel 2002, confessò e accuso gli altri “compagni”, fu condannato a 26 anni di reclusione; Mario Vanni, deceduto nel 2009, fu condannato all’ergastolo per gli ultimi quattro duplici omicidi e Pietro Pacciani, morto ancor prima che la giustizia terminasse il proprio corso. Della lettera redatta da Francesco Narducci, se mai è esistita, non vi è alcuna traccia. Vi sono solo le tre testimonianze di chi dice di averla letta: la governante del medico, il marito della donna e il dottor Tripetti, amico del gastroenterologo. La governante e il medico, nel corso delle indagini, “persero” la memoria mentre il marito della signora morì poco dopo. Il fatto anomalo è soprattutto quello del dottor Tripetti che aveva confidato della lettera a un maresciallo dei Carabinieri ma poco dopo perse letteralmente la parola e la memoria, non ricordando più nulla della sua vita.

Attualmente le indagini sono ancora in corso. Due sono i nuovi indagati nel caso del Mostro di Firenze: Giampiero Vigilanti, inquisito per tutti gli 8 duplici omicidi, e il medico Francesco Caccamo, conoscente di quest’ultimo, anche lui di anni 87.

 

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