La nuova vita di Francesco Schettino: la nostalgia del mare lo spinge ad atti insoliti

Francesco Schettino, ex comandante della nave Costa Concordia condannato a 16 anni di reclusione per la tragedia dell’inchino nei pressi dell’Isola del Giglio, è da tre mesi in carcere e la nostalgia del mare lo porta a strani gesti…

Sono passati quasi tre mesi dalla sera in cui Francesco Schettino è rinchiuso nel carcere di Rebibbia, per scontare la pena di 16 anni di reclusione confermata dalla Cassazione. Novanta giorni tra pensieri assillanti e nostalgia del mare. L’ex comandante, come riporta Il Messaggero, è fermamente convinto che prima o poi la sua verità verrà capita. Il tempo passa velocemente per chi è fuori di prigione ma per chi vi è rinchiuso sembra non passare mai. Le porte delle celle nel reparto G8 restano aperte tutto il giorno, fino alle 22,30 di sera, e nella numero 81 Schettino divide la detenzione con altri tre criminali. Proprio qui, come primo compagno di stanza ha avuto l’assassino della giovane Sara Di Pietrontonio, Vincenzo Paduano. Durante questi mesi il capitano ha affermato di aver più volte incontrato Manuel Winston, il filippino condannato per l’omicidio della contessa Alberica Filo della Torre: “Mi capita spesso di parlarci”.

Il tempo nel carcere di Rebibbia a Roma scorre lento ed è qui che Francesco Schettino ha avuto modo, durante l’ora d’aria di condividere qualche momento con l’ex senatore Marcello Dell’Utri, fondatore di Forza Italia, di cui non ne conosceva nemmeno l’esistenza fino al 12 maggio 2017, data in cui si consegnò al carcere per scontare la sua pena. L’ex comandante ha raccontato di dedicarsi molto alla lettura con la quale approfondisce due tematiche a lui molto care, la meditazione e il trascendentale: “Senza la meditazione non avrei resistito chiuso qui dentro”.

Schettino trascorre le sue giornate giocando a tennis, a ping pong e a calcio balilla. Si tiene sempre in contatto con altri detenuti a cui manda mail. In questi mesi ha iniziato a riflettere sulla probabilità di iscriversi all’università, incuriosito dalla Giurisprudenza. “Nel mio reparto ci sono parecchi ergastolani – riflette – Da loro ho capito molto cose, mi rispettano tutti, fanno a gara per offrirmi il caffè, anche se sulla mia persona pesa ancora l’immagine del comandante guascone che abbandona la nave”. L’affetto della sua famiglia non manca: ogni settimana si recano al carcere e gli raccontano di come in molti a Meta di Sorrento gli vogliono bene. Dopo una vita passata in mare, navigando in diverse acque, a Francesco Schettino mancano la brezza marina e gli spazi aperti e per questo motivo è seguito costantemente da psicologi ed educatori. Nell’ora d’aria ha ammesso di portarsi una bottiglietta d’acqua nella quale mette del sale e, seduto su un prato sintetico dell’istituto di pena, se la versa in testa cercando di ricordare il sapore del mare.

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