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Scorta abusiva, Gigi D’Alessio e il commento shock dopo la deposizione: “Finalmente una giuria di qualità”

Scorta abusiva, Gigi D'Alessio e il commento shock dopo la deposizione: "Finalmente una giuria di qualità"

Il cantante Gigi D'Alessio era chiamato a testimoniare sulla vicenda della presunta "scorta abusiva": qui si è lasciato andare ad un commento molto velenoso...

Un commento al vetriolo che molti hanno preso per scherzoso, ma che considerando i precedenti del cantante e le polemiche generate dalla sua esclusione dal Festival di Sanremo, potrebbe non esserlo fino in fondo: "Finalmente una giuria di qualità", ha detto Gigi uscendo dall'aula del processo dove era stato chiamato a testimoniare al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Il cantante ha ricostruito la vicenda della presunta “scorta abusiva” al centro del processo. L'imputato è un agente di polizia, mentre è già stato condannato (con rito abbreviato) un altro sovrintendente di pubblica sicurezza. Gigi D'Alessio ha confermato quanto già esposto la prima volta come persona informata sui fatti, subito dopo l'arresto dei poliziotti. Interrogato già nel 2015, Gigi D’Alessio dichiarò quanto segue al sostituto procuratore Antimafia, Luigi Landolfi: “La sera dell’11 dicembre del 2013 io ed il mio manager alloggiavamo presso l’hotel Vesuvio, in via Partenope, a Napoli. Albano (uno dei poliziotti, ndr.) arrivò con un’Alfa 156 assieme ad un suo collega e ci informò che non saremmo mai riusciti ad arrivare in tempo se ci avessero fatto da staffetta anticipando la nostra auto nel traffico, come facevano di solito, quindi ci disse che dovevamo salire in macchina con loro”.

Gigi D’Alessio ha ad ogni modo sempre precisato di non sapere che la scorta fosse illegale e che si è trovato coinvolto quasi per caso in tutta la faccenda. D'Alessio, rispondendo in un'aula gremita di avvocati e curiosi alle domande del pm della Dda di Napoli Luigi Landolfi e del presidente del collegio giudicante Maria Francica, e confermando in toto quanto dichiarato nell'audizione alla Procura di Napoli dell'ottobre 2015, ha ammesso che «Albano veniva spesso ai miei concerti e ad altri eventi, era presente nel backstage, ma non ha mai fatto parte del mio staff, né ha mai chiesto soldi. Di certo si proponeva spesso per darci una mano, con un atteggiamento quasi invadente, e, come un maestro d'orchestra, impartiva ordini ai vari colleghi». Come finirà?


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