Interviste

Paolo Conticini: per Natale vorrei tornare bambino [ESCLUSIVA]

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“L’attore, attualmente sul grande schermo con “Un Natale al Sud” con Massimo Boldi, Anna Tatangelo, Biagio Izzo e Debora Villa, è impegnato con i primi ciak della serie tv “Provaci ancora Prof 7”. A Natale si riposerà qualche giorno con la moglie Giada Parra per poi essere, già ai primi dell’anno nuovo, di nuovo ad Aprilia sul set con Veronica Pivetti e Pino Ammendola. Costantemente indaffarato, soprattutto durante le feste come tutti gli artisti, ogni tanto rimpiange il natale di quando era bambino, coccolato dai genitori e impegnato solo a mangiare panettoni e scartare regali.

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“In “Un Natale al Sud” sono un vanitoso, un leader, una persona che crede di essere al centro del mondo. Nella realtà sono tutt’altra cosa: ho una moglie con cui mi piace condividere la giornata, tanti amici e un lavoro che amo e che mi regala sempre soddisfazioni nuove”. Vive un periodo particolarmente felice della sua vita sia professionale che personale Paolo Conticini, che non vede l’ora di riposarsi almeno il fine settimana di Natale. Perché per lui, il Natale, è un momento davvero speciale.

Qual è il primo natale di cui hai memoria’?

Avevo cinque anni e a quel tempo con i miei abitavamo su una casa a due piani. Mi ricordo che il “Natale” vero è cominciato al piano di sotto: ho scoperto la nostra grande tavola apparecchiata, in mezzo troneggiava un panettone gigante, che non avevo mai mangiato o perlomeno non me lo ricordavo, e non vedevo l’ora di tagliarne una fetta”.

Eri felice?

“Ero euforico. I miei mi hanno detto che stavamo aspettando “qualcuno”. Improvvisamente sentimmo dei “rumori” al piano di sopra. Mio padre mi prese in braccio e di corsa salimmo le scale: il cuore mi batteva fortissimo e non vi dico come ci sono rimato quando mi sono accorto che c’erano le finestre aperte e sotto tutti i regali. I miei allora cominciarono ad agitarsi, a dirmi di spicciarmi a salutare Babbo Natale che su una renna stava volando verso una stella”.

E lo hai visto?

“Veramente loro mi dicevano :Ecco, guarda lì, lo vedi? Salutalo che ti sta salutando, perché poi sparisce. Io mi sbracciavo perché mi vedesse e mi sembrava davvero di scorgere “qualcosa” volare sulla sua renna. Mi vennero le lacrime agli occhi perché ero tanto felice ma anche triste perché se n’era andato. Ancora oggi se ci penso un po’ più a lungo del solito mi commuovo”.

E poi che è successo?

“Mio padre per non farmi piangere più mi portò a tavola piazzandomi davanti al panettone e tagliandomene una grande fetta. Io feci una cosa che poi ho sempre ripetuto negli anni e ancora oggi faccio d’istinto: ho tolto la carta del panettone, ho tolto la “parte di sotto” e l’ho messa da parte, quindi a uno a uno ho tolto i canditi separando quelli chiari da quelli scuri. Poi ho cominciato a mangiare la fetta dal basso verso l’alto arrivando alla parte più “morbida” e all’uvetta che era la mia preferita e perciò lasciavo per ultima”.

Fu un natale pieno di sorprese

“Ma la sorpresa più bella doveva ancora venire: sopra, tra i regali, ce n’era uno incartato, tutto “bozzuto”, e io non sapevo che fosse. Era una motociclettina vera, di quelle per bambini ma non era “giocattolo”. I miei per comprarmela si erano indebitati ma mio papà aveva notato che ogni volta che c’era una gara di moto in tv non staccavo gli occhi dallo schermo e aveva deciso di regalarmela. Non so descrivere la gioia, mi ricordo solo che ho sentito come se il petto mi dovesse scoppiare. Sono andato avanti e indietro con quella motociclettina fino a che non l’ho fusa. Ma non ho pianto perché praticamente ci sono cresciuto sopra e ormai avevo quasi l’età da motorino. Ho pianto solo il giorno che ho realizzato che in tutti quegli anni, lassù nel cielo, tra le nuvole, dove i miei genitori mi dicevano di vedere Babbo Natale, in realtà non c’era nessuno”

Photo credits: Ufficio Stampa US, Facebook

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