Interviste

Don Antonio Mazzi, una vita per gli “sbandati” ma Fabrizio Corona non lo vorrebbe più [ESCLUSIVA]

Don Antonio Mazzi, una vita per i più deboli, vittime degli altri e di sè stessi: con la sua comunità Exodus, con sedi in tutta Italia da nord a sud, ha aiutato migliaia di persone a riprendere in mano le redini della propria vita. Tra questi non c’è Fabrizio Corona, tornato in galera con l’accusa di “Intestazione fittizia dei beni”. Un dolore per il “Sacerdote della strada” che gli ha dato fiducia e che ora, in caso venisse scarcerato, non lo vorrebbe più.

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E’ incredibilmente umano Don Mazzi, un uomo che per scelta è diventato il punto di riferimento per “sbandati”, come dice ridendo.

“Io stesso quando ero giovane ero può “delinquentello”, venivo da una famiglia dove mia mamma si ammazzava dalla mattina alla sera per far mangiare me e mio fratello. Ho sempre pensato che nessuno sia irrecuperabile e ho cercato di farlo diventare realtà. Con Fabrizio Corona non ci sono riuscito, ma so che nella mia vita un giorno vinco, un giorno perdo. Pensavo di averlo convinto che si poteva vivere in un modo diverso ma mi sbagliavo. La cosa non mi sconvolge, mi addolora, ma devo pensare anche agli altri ragazzi. Quello che vorrei fosse chiaro a tutti è che il percorso che doveva fare da me l’ha fatto. Quattro mesi, in cui effettivamente si è dato da fare per la comunità e per i compagni. Poi è passato sotto la tutela dei Servizi Sociali”.

Perchè ci tiene a ribadire questa realtà dei fatti?

“Perchè non si pensi che nella mia comunità ognuno faccia quello che gli pare. Da me si sta qualche mese, quanto decide il giudice. Dopo si passa sotto la tutela di un altro organo e io non posso più fare niente. Lui mi aveva promesso, guardandomi in faccia, di avere capito i miei insegnamenti e io ci ho creduto: per me quando si promette qualcosa guardandosi negli occhi ha lo stesso valore di un giuramento. Invece quella era una doppia faccia e a me la doppia faccia non va”.

Quando ha deciso di prendere in comunità Fabrizio Corona molti l’avevano criticata.

“L’ho preso perchè pensavo potesse essere d’esempio per gli altri ragazzi. Conosco la mamma, la famiglia, ero fiducioso. Conunque succede praticamente sempre che, quando prendo qualcuno di "famoso", una parte degli italiani si arrabbia. E’ successo anche con Lele Mora, con i terroristi, Marco Donat Cattin per esempio, che la famiglia mi supplicò di prendere e feci bene. Poi con Erika, che insieme a Omar a Novi Ligure uccise mamma e fratellino”.

In quel caso ha avuto fegato perchè fu un crimine orrendo che forse meritava il carcere a vita.

“Non è scritto che la violenza si guarisce con la violenza, mettere in carcere un ragazzo di 17 anni vuol dire violenza con violenza, una violenza diversa. Bisogna trovare alternative al carcere soprattutto per i ragazzi, i giovani che hanno davanti tutta la vita e che non possono andare a vivere con quelli peggiori di loro”.

Le vittime di Erika una vita da vivere non ce l'hanno più.

“Ma Erika si e` fatta comunque 14 anni di galera; bisogna guardare in faccia la realta`, da una parte e dall'altra. Certamente ho seguito con ancora piu` attenzione il papa` perche` io e il papa` di Erika siamo stati due amici e siamo ancora amicissimi, gli sono stato molto vicino e ho sperato che tutto, in qualche modo, potesse sistemarsi per il futuro”.

Anche quel papà ha avuto tanta forza.

“Devo dire che non esistono papa` come quello di Erika perche` lui ha perdonato subito ed e` sempre stato vicino alla figlia sapendo che lei aveva ammazzato sua moglie e suo figlio: altri padri avrebbero usato metodi diversi. Ho qui in comunita` dei ragazzi che da anni non vedono i padri perche` i padri non vogliono assolutamente vederli, mentre le madri vengono a trovarli.

E' difficile dimenticare le vittime di tanta ferocia, soprattutto se un tuo familiare ha ucciso un altro tuo familiare.

"Certamente aiutando Erika non ho mai detto che chi sbaglia ha piu` ragione di chi e` purtroppo vittima, pero` ci sono i due mondi e vanno tutti e due ascoltati. E` difficile, e` difficile anche per me, umanamente parlando il rifiuto per chi è “crudele” e` una reazione che uno deve avere, pero` avuta la reazione, entro nella convinzione che nessuno e irrecuperabile. Anche il papa di Erika la pensava allo stesso modo: quando gli dicevo che era bravo a rimanere sempre accanto a sua figlia, lui mi rispondenva: e che altro potevo fare? Mia moglie e mio figlio non ci sono più, se perdo definitivamente anche lei che vivo a fare?”

Corona è in carcere: nel caso uscisse, non se la sente di riprovare con lui?

“No, ho tagliato completamente i ponti. Quando dico basta è basta. Ma mi auguro che non lo lascino in carcere, luogo sbagliatissimo per lui, e che ci sia qualcun altro al posto mio in grado di fargli capire che si può vivere in maniera onesta ed essere felici lo stesso”.

Photo credits: Instagram, Exdus

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